Cancro e giovani, le sfide future I progressi dell’oncologia applicata ad adolescenti e giovani adulti

Se è vero che l’insorgenza del cancro è più frequente nell’età adulta, non sono purtroppo rari i casi che colpiscono i giovani. Uno studio pubblicato su Jama Pediatrics fa il punto sulla ricerca medica applicata a questo tipo di pazienti.
A firmare l’articolo è Ronald Barr della McMaster University, in Canada, che in collaborazione con il suo team elenca gli ultimi dati disponibili su incidenza, sopravvivenza, distribuzione e biologia della malattia.
«La disciplina oncologica che riguarda in modo specifico il trattamento dei tumori negli adolescenti e giovani adulti ha fatto notevoli progressi negli ultimi vent’anni soprattutto nei paesi ad alto reddito, spinta da un gran numero di studi controllati e randomizzati svolti sull’argomento nonché da notevoli approfondimenti nel campo della biologia del cancro», spiegano gli autori.
Il team auspica un aumento degli studi svolti sui sopravvissuti, oltre a quello degli investimenti. Condizioni necessarie affinché si sviluppi pienamente il sostegno psicologico offerto ai giovani malati e la nuova disciplina dell’oncofertilità.
«Costruire reti e collaborazioni tra clinici e ricercatori, di cui esistono già molteplici esempi in diversi paesi ad alto reddito, consoliderà i progressi finora ottenuti, fornendo nel contempo le basi per la ricerca futura e per partenariati con i paesi meno privilegiati, dove risiede la maggior parte degli adolescenti e dei giovani adulti malati di cancro», concludono gli autori.
Fonte: Jama Pediatrics
Andrea Sperelli

italiasalute.it 8.4.16

Tumori pediatrici, come tutelare la salute di chi è guarito

La sopravvivenza per i tumori pediatrici tocca l’85 per cento. Ma gli ex-pazienti restano più esposti ad alcuni rischi che meritano qualche attenzione in più
La malattia messa alle spalle è quel che più conta. Ma adolescenti e adulti che nei primi anni della loro vita hanno superato un tumore devono fare una particolare attenzione allo stile di vita, per ridurre un certo svantaggio rispetto a chi non ha avuto lo stesso problema.
SINDROME METABOLICA E SALUTE CARDIOVASCOLARE
LA RADIOTERAPIA E L’AUMENTO DI PESO CORPOREO – Gli ex pazienti delle oncologie pediatriche, infatti, risultano esposti a un rischio più alto della media di sviluppare la sindrome metabolica, condizione clinica ritenuta un fattore di rischio per le malattie oncologiche e cardiovascolari. Il messaggio giunge da una ricerca pubblicata sul Journal of Adolescent and Young Adult Oncology. Per quanto sia ancora in corso il confronto sugli specialisti sui criteri da applicare per diagnosticare la sindrome metabolica in età pediatrica, gli autori dell’ultimo studio (Università di Sidney) hanno notato che una precedente neoplasia aumenta nel corso della maggior età il rischio di sviluppare squilibri del metabolismo.
Se i bambini piccoli hanno il fegato grasso
LO STUDIO – I pazienti sopravvissuti presi in esame erano 276 e in età pediatrica avevano ricevuto diagnosi diverse: leucemie, linfomi, sarcomi, tumori di Wilms, tumori cerebrali, neuroblastomi, retinoblastomi ed epatoblastomi. Quasi uno su cinque, osservato nel tempo valutando l’indice di massa corporea, la pressione sanguigna e le transaminasi nel sangue, aveva sviluppato l’ipertensione. Inoltre i piccoli pazienti colpiti da un tumore cerebrale trattato con la radioterapia sono risultati più esposti all’aumento del peso corporeo, fino al sovrappeso e all’obesità. Colpa, secondo gli autori dello studio, «del danno provocato da irradiazioni superiori a 20 gray ai centri dell’ipotalamo che regolano la fame, la sazietà e il dispendio energetico». Era già noto, invece, un rischio più alto per queste persone di ammalarsi nel tempo di diabete di tipo 2. La sommatoria di queste condizioni (ipertensione, diabete, sovrappeso, ipertrigliceridemia) porta a un’aumentata probabilità di sviluppare la sindrome metabolica.
COS’E’ IL PROGETTO “GOLD FOR KIDS” DELLA FONDAZIONE VERONESI?
LA SALUTE PSICOLOGICA SPESSO MIGLIORA NEI SOPRAVVISSUTI – Non è questa la prima volta che la comunità scientifica pone l’accento sullo stato di salute dei sopravvissuti a un tumore pediatrico a diversi anni di distanza dalla malattia. Sulla base di queste evidenze, le persone che hanno messo alle spalle un tumore avuto in età pediatrica – negli ultimi anni la sopravvivenza ha raggiunto l’85 per cento per alcune neoplasie – devono prestare maggiore attenzione alla propria salute. Come spiega Franca Fagioli, direttore della struttura complessa di oncoematologia pediatrica dell’ospedale Regina Margherita di Torino e presidente dell’Associazione Italiana Ematologia e Oncologia Pediatrica (Aieop), «nel tempo cala la probabilità che si ripresenti la malattia oncologica, mentre cresce la possibilità che si manifestino degli effetti tardivi legati alla somministrazione dei trattamenti, quali la chemio e radioterapia, che interferiscono sulla cinetica cellulare in un periodo importante della vita quale quello dell’accrescimento». Da qui l’esigenza di modificare alcuni comportamenti, «evitando il fumo e cercando di mantenere costante il peso corporeo – sostiene Anna Clerico, direttore dell’unità operativa complessa di oncologia pediatrica al policlinico Umberto I di Roma -. Con cadenza regolare devono essere controllate le funzionalità cardiaca e renale, così come la struttura della colonna vertebrale. La radioterapia effettuata in età infantile può essere la causa di una scoliosi sviluppata nel corso degli anni». Meno a rischio è la salute psicologica dell’individuo. «Chi sopravvive sviluppa un grande senso di attaccamento alla vita e di fiducia nella scienza – chiosa Clerico -. Spesso queste persone hanno meno paura di ammalarsi rispetto a quelle sane».
Fabio Di Todaro

fondazioneveronesi.it 19.2.16