Staminali per la cura dei tumori infantili

Utilizzare le cellule staminali per la cura dei tumori ossei infantili. Un progetto di ricerca, che vedrà Firenze protagonista e al quale partecipano tre centri di eccellenza fiorentini, la Cell Factory dell’Azienda Ospedaliera Meyer di Firenze, il Centro di Ortopedia Oncologica e Ricostruttiva-Traumatologico Ortopedico di Careggi e la Di.v.a.l. Toscana – Università degli Studi di Firenze. Lo studio si propone di usare le cellule staminali mesenchimali per ricostruire il tessuto osseo danneggiato dal tumore.

Le tre equipes che collaborano al progetto, attivato nel maggio del 2012 grazie a un finanziamento di 285.000 euro da parte della fondazione Just Italia, lavorano in modo sinergico: la Cell Factory dell’Ospedale Meyer prepara le cellule staminali espandendole in vitro e rendendole idonee alla ricostruzione dell’osso malato; il laboratorio di ricerca dell’Università (Di.v.a.l.) è incaricato di validare la preparazione delle cellule confermandone funzionalità e assenza di effetti collaterali negativi, mentre il centro clinico di Ortopedia Oncologica Ricostruttiva del Careggi adotterà le nuove terapie rigenerative per i suoi piccoli pazienti. La ricerca, coordinata dall’associazione ‘da Noi per Voi per il Meyer Onlus’, è focalizzata su tre patologie comuni: le lesioni pseudotumorali ossee, le pseudoartrosi postraumatiche e le osteonecrosi idiopatiche della testa del femore. Le cellule staminali mesenchimali sono ritenute particolarmente idonee nella cura di queste patologie poichè capaci di autorinnovarsi e differenziarsi, diventando così i ‘mattoni’ di terapie innovative.

Celeste, terminate le infusioni. I genitori: «Mai perderemo la speranza»

Come predisposto dal giudice la bambina è stata sottoposta alle cure con cellule staminali adulte. Ora è in osservazione nel reparto di oncologia pediatrica del Civile

È terminata nel pomeriggio del 24 agosto la quarta infusione di cellule staminali a Celeste, la bambina veneziana di 2 anni.

Staminali, cure sospese a bambina Appello del papà: ne ha bisogno

VENEZIA – Si sono chiusi nel silenzio, «per non fare troppa pressione sul giudice che domani dovrà decidere», i genitori di Celeste, la bimba veneziana di due anni malata di atrofia muscolare spinale, senza cure da sei mesi dopo che l’Agenzia del Farmaco ha sospeso le attività del centro dell’ospedale di Brescia dove la piccola era sottoposta ad una terapia sperimentale a base di cellule staminali adulte. A riferirlo è Marino Andolina, il medico pediatra che ha seguito la piccola per le cure compassionevoli, prima a Trieste e poi a Brescia. «Non vogliono parlare – racconta – e aspettano con speranza l’udienza, prevista martedì mattina a Venezia».

Il giudice Margherita Bortolaso dovrà decidere sul ricorso dei genitori, assistiti dagli avvocati Dario Bianchini e Marco Vorano, contro l’interruzione delle prestazioni mediche. Anche l’avvocato Bianchini conferma la volontà della famiglia, che risiede a Tessera, di attendere senza fare dichiarazioni la decisione del giudice. Per il legale, il centro bresciano sospeso dall’agenzia del farmaco è ritenuto all’avanguardia in tutta Europa e non è quindi spiegabile il blocco della sperimentazione, a fronte, peraltro, di evidenze cliniche sul miglioramento della piccola paziente. Celeste è affetta fin dalla nascita da una malattia di origine neurologica che provoca la progressiva atrofizzazione dei muscoli con il blocco delle funzioni respiratorie.

«Faccio appello affinché le persone coinvolte nella vicenda di mia figlia comprendano la gravità di quello che stanno facendo. Qui si parla di vite umane». Lo ha detto ai microfoni del Tg3 del Veneto Gian Paolo Carree, il papà di Celeste, la bambina veneziana di due anni malata di atrofia muscolare spinale, da sei mesi cure dopo che l’Agenzia del Farmaco ha sospeso l’attività del centro dell’ospedale di Brescia dove la piccola veniva sottoposta ad una terapia sperimentale a base di cellule staminali adulte.