Sei adolescente: non puoi partecipare alle sperimentazioni di nuovi farmaci

“Troppo grandi per i trial pediatrici, troppo piccoli per quelli sugli adulti”

Uno studio presentato al Congresso della European Society for Medical Oncology
analizza il caso dei giovani pazienti che rimangono per ragioni anagrafiche ai margini
delle sperimentazioni. E propone delle soluzioni
Troppo grandi per essere considerati bambini, troppo piccoli per venire trattati da
adulti. Così i giovani tra i 12 e i 25 anni di età restano tagliati fuori dalle prime
fasi delle sperimentazioni dei nuovi farmaci oncologici. I trial clinici per adulti,
infatti, reclutano pazienti dai 18 anni in su, escludendo di fatto tutti quei minorenni
affetti da tumori analoghi a quelli che colpiscono gli adulti. La patologia è
“adulta”, ma i loro dati anagrafici no.
Il caso di questi giovani pazienti rimasti per ragioni anagrafiche ai margini delle
sperimentazioni è stato analizzato da uno studio presentato al Congresso della
European Society for Medical Oncology in corso in questi giorni a Monaco.
I ricercatori hanno passato in rassegna tutti trial clinici di fase 1 e 2 condotti
all’Istituto Gustave Roussy di Villejuif in Francia tra il 2012 e il 2017 per tumori
solidi o linfomi. Ne hanno contati in tutto 465. Solamente 65, pari al 15 per cento,
includevano ragazzi tra i 12 e i 17 anni. Eppure, tra i 389 trial clinici negati ai
giovani pazienti, più della metà (il 55%) erano indicati per le la loro condizione. Ma
non è tutto: 23 sperimentazioni riguardavano forme di tumore particolarmente diffuse
nell’adolescenza.
«Tutto ciò – ha dichiarato Aurore Vozy, principale autore dello studio – significa che
a questi pazienti è stato negato l’accesso a medicine innovative disponibili nello
stesso centro dove si trovavano in cura alle quali avrebbero potuto avere una risposta
superiore rispetto alle terapie convenzionali».
Insomma, i ricercatori sono convinti che i limiti di età adottati dagli sperimentatori
siano arbitrari e vadano cambiati.
«Alzare il limite di età a 25 anni per questo tipo di trial – ha detto Vozy –
sembrerebbe ragionevole in alcuni casi».
Ma ancora più urgente è correggere le regole di reclutamento dei trial per adulti.
«Sappiamo che le patologie, la tossicità e gli effetti dei farmaci che si osservano in
ragazzi tra i 12 e i 17 anni di età sono simili a quel che osserviamo negli adulti –
ha spiegato Vozy – quindi si potrebbero includere questi pazienti in trial per adulti
senza alcun rischio aggiuntivo per loro».
I ricercatori suggeriscono anche un’altra soluzione: si potrebbero realizzare coorti
di pazienti adolescenti all’interno dei trial per adulti. In questo caso però
bisognerebbe accertarsi che i minorenni vengano seguiti da pediatri. È vero che hanno
una patologia da adulti, ma sono pur sempre dei ragazzi e come tale vanno trattati.
Tuttavia, alcuni segnali di cambiamento sono nell’aria. «Sono contento di poter
affermare – ha detto Yannis Mountzios, presidente ESMO del gruppo di lavoro congiunto
ESMO/SIOPE sul cancro negli adolescenti e nei giovani adulti – che stiamo cominciando
a osservare l’apertura di alcuni trial per specifici tipi di tumori a gruppi di
differente età. La recente approvazione della terapia Car-T per la leucemia alcuni
tipi di linfomi in bambini e ragazzi fino ai 25 anni di età è un grande passo avanti
in questa direzione».
healthdesk.it 24-10-18

Tumori: arriva il social network per pazienti, medici e ricercatori

Stoccolma- Dopo il successo di Facebook, anche l’oncologia punta sui social network. Al 36.mo Congresso della Società europea di oncologia medica, in corso a Stoccolma, è stato presentato il primo social network disegnato su misura per il ‘pianeta cancro’. Battezzato ecancerHub, il nuovo spazio web è una piattaforma ad accesso gratuito che offre servizi e informazioni aggiornate ed esclusive a ricercatori, medici e malati.In pratica, spiega Gordon McVie, managing editor di ecancerHub, “è uno spazio che garantisce servizi importanti e innovativi, ma anche informazioni da fonti certificate. I pazienti possono trovare l’ospedale specializzato più vicino a casa, o il centro di ricerca specifico per la propria malattia sul territorio. Un motore di ricerca ad hoc filtra le notizie garantendone la fonte. Inoltre i ricercatori possono mettere in comune dati e studi, immagini, video e documenti. Il tutto sapendo di poter contare sul rispetto della privacy”. Un database genetico e una raccolta di trial clinici saranno a disposizione dei ‘camici bianchi’ iscritti. Dal suo debutto, nel luglio scorso, già centinaia di medici, ricercatori e oncologi si sono registrati e hanno contribuito alla ‘biblioteca’ di ecancerHub. “La piattaforma continuerà a crescere, per essere davvero una piazza virtuale di incontro e aggiornamento per medici e pazienti che in qualche modo sono a contatto con il pianeta cancro”, dice McVie. Un progetto accolto con favore da Francesco De Lorenzo, presidente della Favo (Federazione della associazioni di volontariato oncologico): “E’ importante poter contare su una fonte di informazione autorevole, perché le persone cercano sempre più spesso notizie online, e contare su una fonte autorevole è importante”. E se al Congresso di Stoccolma si dà largo spazio alle nuove tecnologie e alla condivisione – ma si vieta di ‘tweettare’ per non rompere sul social network Twitter l’embargo, e ‘rivelare’ troppo presto i contenuti degli studi – lo stesso McVie sottolinea come “è un fatto che i medici pensano di essere eccellenti comunicatori, ma i pazienti a volte non sono d’accordo”.”La buona notizia è che ora i social media sono qui per aiutare entrambi. Non ci sono più scuse: dunque mano ai nuovi strumenti. Perdiamo un po’ di tempo, parliamo un po’ di più e, cosa più importante di tutte, ascoltiamo”.

Fonte: Adnkronos Salute – Data 26.9.11