Ultrasuoni vs tumore, tecnica unica. Masciocchi,”Per le ossa e in futuro altri tipi”

L’AQUILA – Il tumore alle ossa oggi si può distruggere grazie a una tecnica a ultrasuoni ad altissima energia e L’Aquila diventa l’unico centro di riferimento internazionale per curare questa importante patologia.

AbruzzoWeb ne ha parlato con il professor Carlo Masciocchi, che dirige questo Centro di eccellenza presso l’unità operativa di Radiologia II dell’ospedale San Salvatore.

Il prof conferma l’eccezionalità della tecnica e dà un’importante anticipazione: attraverso ricerche e perfezionamenti potrebbe essere usata per curare anche altri tipi di cancro.

Qual è il vantaggio reale di questa tecnica a ultrasuoni?

Permette la completa distruzione delle cellule tumorali attraverso una metodica di grande precisione grazie alla possibilità di centrare il tumore utilizzando come guida le immagini della risonanza magnetica. Il vantaggio è nella sostanza la possibilità di evitare l’intervento chirurgico e l’esposizione a radiazioni.

Il tumore osseo è una patologia molto diffusa?

Non propriamente. Ma questa tecnica può essere usata anche per curare casi di metastasi, un settore che investe su molteplici casi di trattamento. Cerchiamo di sfruttare al massimo questa terapia soprattutto nei giovani, i più esposti ai danni alle articolazioni.

Può farci qualche esempio di pazienti sottoposti?

Posso solo dirle che questa tecnica, dal nome abbastanza complesso (MRgFUS, ndr), ha consentito di trattare per ora 11 pazienti con tumore primario dell’osso con eccellenti risultati, senza alcuna complicanza e con una completa risoluzione della patologia tumorale.

Davvero all’Aquila siamo i primi in Italia?

Per la verità siamo i primi nel mondo per la cura dei tumori primari ossei con questa tecnica a ultrasuoni. Per far questo ho il supporto di un’equipe altamente specializzata, composta dal professor Stefano Flamini, responsabile dell’unità operativa di Ortopedia, e il professor Corrado Ficorella, responsabile dell’unità operativa di Oncologia dell’ospedale San Salvatore. Con il professor Giulio Mascaretti, responsabile della locale FIVET, si lavora per la cura dei fibromi uterini.

Ma questa terapia di intervento potrebbe avere evoluzioni in campo scientifico?

Ci stiamo impegnando al momento per investire le nostre energie sulle possibilità di espansione di questa tecnica, che nasce per intervenire sulla distruzione delle necrosi dei fibromi uterini, specie quando questi impediscono la fertilità.

Ma dirò di più: esistono centri, come quello di Zurigo, che stanno sviluppando sperimentalmente questa metodica per risolvere patologie celebrali, prima tra tutte quelle del Parkinson. Israele poi, su questo versante, rappresenta a tutt’oggi il centro madre per le patologie degenerative sulla nevrosi. Penso che ci siano ottime premesse per curare altre e più diversificati casi di tumore. di Erminio Cavalli