Tumori infantili: quasi metà nel mondo senza diagnosi

 “Quasi un bambino su due con malattia oncologica non riceve diagnosi e potrebbe perdere la vita senza ricevere alcun trattamento”.

A lanciare questo allarme il professor Zachary Ward dell’Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, tra gli autori di un recente studio, pubblicato su The Lancet, dal titolo Estimating the total incidence of global childhood cancer: a simulation-based analysis.

Queste cifre, che riguardano i bambini malati di cancro nel mondo, diventano ancora più intollerabili se soffermiamo la nostra attenzione su ciò che accade in Africa e nei paesi più poveri.

Che succede in Africa:

In Africa solo il 30% dei bambini malati di cancro riesce ad avere accesso alle cure, rispetto all’80% dei piccoli pazienti che vivono nel mondo occidentale.

Il numero preciso di casi di cancro è difficile da ottenere perché la maggior parte dei paesi africani non possiede registri di tumori. Nell’Africa occidentale, ad esempio solo Mali e Cameron hanno documentazione dei casi di cancro infantile.

Poiché molti bambini non hanno accesso alle cure primarie, ovviamente non hanno accesso neppure a quelle oncologiche e pertanto muoiono senza una diagnosi” dice Zachary Ward, co-autore dello studio pubblicato lo scorso 26 febbraio sulla rivista The Lancet Oncology. 

In Italia sono presenti associazioni di volontariato che promuovono campagne di sensibilizzazione e prevenzione in Africa e nei paesi poveri dell’Europa dell’Est.  In Ruanda ed Uganda operano in prima linea i volontari di AFRON, Oncologia per l’Africa Onlus. Collaborano con i progetti di AFRON anche i volontari di Soleterre-Strategie di Pace Foundation, una ONG italiana impegnata nella lotta ai tumori infantili nei paesi poveri, e quelli di ALCLI Giorgio e Silvia di Rieti.

Per saperne di più: Articolo di Nature

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XV Giornata internazionale contro il cancro infantile: il 15 febbraio dossier di Soleterre

“Salute è giustizia sociale”: questo il titolo del lavoro che l’organizzazione umanitaria dedica a 6 Paesi di 3 continenti, Italia compresa. Un quadro delle diseguaglianze nella cura del tumore pediatrico. “Solo un sistema sanitario pubblico può davvero curare il cancro”

Mercoledì 15 febbraio, in occasione della XV Giornata internazionale contro il cancro infantile (International Childhood Cancer Day, ICCD), l’organizzazione umanitaria Soleterre – Strategie di pace presenta il dossier “Salute è giustizia sociale” incentrato sul suo Programma internazionale per l’oncologia pediatrica (Piop). Costruito sull’esperienza in 6 Paesi in 3 continenti, Italia compresa, il dossier traccia un quadro delle diseguaglianze nella cura del tumore pediatrico e spiega come sia necessario investire sulla sanità pubblica per vincere la sfida globale contro il cancro.

L’Oms stima che nel 2030 saranno diagnosticati 21,4 milioni di tumori, quasi il doppio rispetto al 2008. Una crescita esponenziale che vede i Paesi a basso e medio reddito in prima linea contro la piaga del secolo: qui, dove i tassi di sopravvivenza sono più bassi, si avranno il 60/70% dei tumori globali.

L’ineguaglianza sociale alla base della malattia si mostra particolarmente evidente nel cancro pediatrico. L’80% dei tumori infantili si presenta già oggi nei Paesi più poveri. Essi sono l’1% dei casi totali di cancro nei Paesi ad alto/medio reddito, ma ben il 4% in quelli a basso reddito. La differenza nei tassi di sopravvivenza segna un’ulteriore diseguaglianza. In occidente sopravvive il 75-85% dei bambini a cui viene diagnosticato un cancro, nei Paesi a medio e basso reddito tra il 50 e il 20%. Per bambini e adolescenti con il cancro, l’assenza di una copertura sanitaria universale porta a diagnosi tardive, abbandono delle cure e difficoltà nel procurarsi medicinali o seguire il follow-up. Anche in Italia, nonostante la presenza di un sistema sanitario pubblico, la mancanza di risorse in sanità e la tossicità finanziaria del cancro compromettono i risultati delle terapie e mettono a rischio le risorse finanziarie delle famiglie.

“Sconfiggere il cancro è una delle più grandi sfide per la salute dell’intero genere umano – dice Damiano Rizzi, presidente di Soleterre -. Nel nostro lavoro abbiamo toccato con mano come la possibilità di ammalarsi di cancro e di curarsi dipenda da diversi fattori sociali, ambientali, economici e politici. Dal nostro osservatorio è più che mai chiaro come solo sistemi sanitari pubblici, finanziati con la fiscalità generale e gestiti da una pluralità di soggetti, con il diretto coinvolgimento dei cittadini, siano la sola risposta credibile per arginare le morti dei prossimi anni. L’ineguaglianza nella cura del cancro appare evidente nei Paesi in via di sviluppo, ma se il nostro sistema sanitario pubblico non verrà nutrito delle risorse umane ed economiche necessarie, anche in Italia guarire dal cancro diventerà una questione di ricchi e poveri”.

Con l’obiettivo di innalzare i tassi di sopravvivenza nei Paesi in via di sviluppo e garantire cure di qualità in Italia, Soleterre ha sviluppato il Programma internazionale per l’oncologia pediatrica, un intervento multidisciplinare con azioni che includono educazione alla salute, diagnosi precoce, sostegno psico-socio-educativo, accoglienza e networking.

Nel 2015 il Piop ha coinvolto 10 ospedali, 29 associazioni e 18 enti pubblici in sei Paesi (Italia, Ucraina, Marocco, Costa d’Avorio, Uganda e India) e garantito sostegno a più di 18.000 beneficiari tra bambini malati, familiari, medici e personale sanitario. Tra questi 1395 nuclei familiari hanno beneficiato del fondo d’emergenza per le famiglie meno abbienti; 347 tra medici, infermieri e altre figure sociosanitarie sono stati formati sul tema dell’oncologia pediatrica; 293 famiglie ospitate nelle case di accoglienza in Ucraina, Costa d’Avorio, Uganda e India hanno beneficiato di vitto e alloggio, supporto psicologico, attività ricreative.

Attualmente Soleterre ha all’attivo la campagna sms “Grande contro il cancro”, raccolta fondi per finanziare il Piop e attraverso cui si potranno realizzare diagnosi accurate e tempestive, fornire medicine antitumorali e attrezzature mediche, formare medici, garantire supporto psicologico, attività ludiche e accoglienza in Italia e nei Paesi poveri dell’Africa e dell’Est Europa in cui Soleterre opera (Ucraina, Marocco, Costa d’Avorio, India, Uganda). È possibile donare attraverso l’invio di un sms solidale da 2 euro al numero 45515 con Tim, Vodafone e Wind e da 5 o 10 euro con Tim, Infostrada e Vodafone da rete fissa.

superabile.it  31.1.17

Organizzati come «raggi di una ruota»

Tumori infantili, centri di cura più efficaci

In Italia guarisce oltre l’80% di giovani colpiti da cancro e leucemie Terapie complesse centralizzate

I pionieri della pediatria italiana ebbero quarant’anni fa un’intuizione fondamentale: per combattere con efficacia le neoplasie dei bambini occorreva costruire una rete di Centri in grado di garantire livelli omogenei di cura su tutto il territorio. Ci sono riusciti, grazie all’attività dell’Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica (Aieop). Ad oggi, sono 53 le strutture riconosciute dall’associazione scientifica che condividono i protocolli di cura internazionali più efficaci e le terapie più innovative

Non solo: l’Aieop è riuscita anche a creare un registro di diagnosi dei tumori e per la maggior parte delle patologie sono stati identificati laboratori centralizzati di riferimento per conferme diagnostiche o caratterizzazioni molecolari. Attraverso questo lavoro di cooperazione, la speranza di guarigione per i bambini e gli adolescenti colpiti da tumori e leucemie in Italia è passata da circa il 30 per cento a oltre l’80 per cento. Il problema, adesso, è come diminuire ulteriormente il numero dei pazienti che non riesce a guarire. Questione di terapie, certo, ma anche di miglioramento dell’organizzazione. «Con i protocolli e con la centralizzazione e revisione delle diagnosi è stato garantito uno standard assolutamente accettabile – spiega Andrea Biondi, presidente Aieop e direttore del Dipartimento di pediatria dell’ospedale S. Gerardo/Fondazione MBBM (Monza e Brianza per il bambino e la sua mamma) di Monza -. Ora però ci chiediamo se siano davvero necessari così tanti Centri».

In Europa la questione della riorganizzazione delle reti dell’oncologia pediatrica si sta affrontando sostanzialmente con l’adozione del modello “hub and spoke” (mozzo e raggio di una ruota), che prevede uno o più Centri di riferimento per le patologie più complesse e ospedali periferici fortemente integrati con i primi, modulato a seconda delle dimensioni del territorio. «Ma per questo c’è bisogno di un progetto complessivo, di una visione – aggiunge Biondi -. Nell’ultimo Piano oncologico nazionale, l’oncologia pediatrica è stata inserita in extremis solo perché Maura Massimino, responsabile dell’Oncologia pediatrica dell’Istituto Tumori di Milano, ha fatto presente a Roma che di noi non c’era traccia. Questo la dice lunga su quale attenzione ci sia al problema».

In effetti, solo Piemonte e Veneto hanno una rete hub and spoke ufficialmente riconosciuta. Come funziona? «Nel nostro reparto viene fatta la diagnosi e impostato il protocollo terapeutico del paziente – dice Franca Fagioli, direttore della divisione di Oncoematologia pediatrica all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino -. Negli spoke di secondo livello sono eseguiti anche alcuni cicli di chemioterapia, ma il tutto è consolidato in istruzioni operative. In tutti gli altri spoke di primo livello si fa il supporto di base e sono seguiti bambini anche in fase avanzata di malattia e nel follow up. Tutti i protocolli di diagnosi e cura, tutti gli studi clinici, partono dal nostro ospedale, tramite il nostro Comitato etico e sono validati anche dalle altre strutture. Questo presuppone che il personale dei centri spoke, medico e infermieristico, sia formato da noi». Di eccessiva parcellizzazione dei Centri, motivata però dal progetto iniziale di Aieop di cercare di garantire i migliori trattamenti nel luogo più vicino al domicilio del paziente, parla anche Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di onco-ematologia pediatrica e medicina trasfusionale dell’ospedale Bambino Gesù di Roma.

«Nel miglior interesse del bambino, credo che oggi il giusto compromesso possa essere questo – dice Locatelli -: i trattamenti meno impegnativi, più facilmente erogabili, possono certamente continuare ad essere dispensati nelle sedi più vicine. I trattamenti più complessi, il trapianto, lo sviluppo di nuovi farmaci, la terapia dei pazienti ricaduti o comunque ad alto rischio di complicanze, è meglio centralizzarli secondo il modello hub and spoke». Come nel resto della sanità, anche per i tumori infantili bisogna però tenere conto delle differenze territoriali. Nonostante la crescita dell’oncoematologia pediatrica sia sul piano dell’offerta che della qualità delle cure, il Sud infatti soffre ancora di un fenomeno di migrazione sanitaria verso il Centro e il Nord Italia, compresa tra il 20 e il 25% dei pazienti.

«Ma una certa quota di migranti è inevitabile – sottolinea Paolo D’Angelo, responsabile dell’Oncoematologia pediatrica all’ospedale Civico di Palermo -. Da noi, oltre al contingentamento delle neurochirurgie infantili, è assolutamente carente la chirurgia ortopedica ricostruttiva pediatrica che viene fatta sostanzialmente a Bologna, Firenze e Milano. I tumori dell’osso sono trattati solo in questi Centri, quindi i pazienti devono farsi curare là». L’oncoematologia pediatrica deve fare i conti con un’altro problema: «Noi italiani siamo citati in tutto il mondo come organizzazione – dice Giuseppe Basso, responsabile dell’Oncoematologia all’ospedale di Padova -. Questo però è reso possibile dal fatto che a pagare sono le associazioni dei genitori e dei familiari. Non è ammissibile andare avanti con i privati che finanziano ciò che dovrebbe finanziare il Servizio sanitario nazionale. Dal punto di vista politico, lo sforzo economico non sarebbe travolgente».

Proteggere prima di curare Troppi bambini si ammalano di tumore

Associazioni e genitori chiedono un impegno a eliminare i contaminanti ambientali, causa dell’incremento di tumori, e si rivolgono anche ai candidati al Parlamento

(Lidia Giannotti)

In occasione della giornata mondiale contro il cancro infantile e degli eventi del 15 e 16 febbraio, Onlus, associazioni di genitori e medici si sono incontrati, come ogni anno. Questa volta però è stata sottolineata l’urgenza di una svolta nel modo di affrontare il tema delle patologie tumorali infantili.

Sul sito della Campagna nazionale per la difesa del latte materno, sostenuta da una rete di associazioni e di medici – di cui fa parte PeaceLink – viene lanciato un allarme per l’aumento dei tumori infantili collegati alla presenza e all’azione di contaminanti ambientali.

Come intervenire allora? Introducendo pratiche di BIOMONITORAGGIO a campione del latte materno e RATIFICANDO – come atteso dal 2004 – la CONVENZIONE DI STOCCOLMA, che fissa limiti e misure di controllo all’emissione in ambiente di sostanze inquinanti e persistenti (POPs – Persistent Organic Pollutants). Occorre naturalmente SOSTITUIRE l’incenerimento di rifiuti e biomasse con la riduzione, il recupero, il riciclo e la trasformazione a freddo dei materiali, e adottare STRUMENTI DI CONTROLLO efficaci, come il campionamento in continuo delle emissioni di diossina dagli impianti e il monitoraggio a campione di matrici alimentari nei territori circostanti (continua a leggere sul sito della Campagna: cfr. NOTA).

Per l’Associazione di genitori MINERVA P.E.L.T.I., è necessario porsi in maniera nuova nella lotta ai tumori infantili, eliminando per quanto più possibile i fattori di rischio che in maniera sistemica invadono la nostra vita e quella dei bambini, compromettendone lo stato di salute e le speranza di una vita sana …. applicare principi fondamentali scritti negli atti fondativi della Unione Europea, come il Principio di Precauzione, o più semplicemente adottare il buon senso (continua a leggere sul sito dell’associazione Minerva P.E.L.T.I.: cfr. NOTA).

Le associazioni pongono anche alcune domande e richiedono un impegno ai candidati nelle imminenti elezioni nazionali e regionali. I temi toccati sono tanti e di grande interesse (dai rischi legati al trattamento dei rifiuti e alle reti wireless all’effettività delle sanzioni, dalle scelte energetiche e di sviluppo delle bio-architetture agli accorgimenti per promuovere e diffondere cibi sani, con l’introduzione ad esempio di un marchio dioxin-free).

AIEOP, aumento tumori bimbi in tutti i siti contaminati

MILANO – “In tutta Italia i tumori infantili sono aumentati dell’1,7%. E secondo i dati di uno studio che presenteremo a breve, un incremento particolare si registra in tutti i siti contaminati del nostro Paese”. Lo spiega all’Adnkronos Salute Fulvio Porta, presidente dell’Aieop, l’Associazione italiana ematologia oncologia pediatrica.

     “Il primo dato da sottolineare – dice Porta – è che il trend dei tumori infantili segnala un aumento in tutta Europa, e per l’Italia l’incremento è pari al +1,7%”. Proprio per far luce su questa

crescita, “la nostra associazione insieme all’Airtum (Associazione italiana registri tumori) sta lavorando a una fotografia nazionale dei tumori in età pediatrica”. Inoltre, “a breve saranno diffusi i

risultati dello studio ‘Setil’ condotto dall’Aieop: una ricerca durata 14 anni, da cui emerge appunto che un particolare eccesso di tumori infantili si registra in tutti i siti contaminati” della Penisola.

     Porta evidenzia che “una delle ipotesi alla quale si sta lavorando, per spiegare l’aumento dei tumori nel primo anno di vita, è l’esposizione preconcezionale a fattori di rischio ambientali. Si

chiama cioè in causa l’esposizione ambientale delle madri addirittura prima del concepimento – precisa il numero uno dell’Aieop – che potrebbe causare alterazioni del Dna e portare appunto a una maggiore incidenza di tumori infantili”.

«Ambiente e tumori» dossier sulla correlazione

BRESCIA – La presentazione di uno studio scientifico il 17 maggio all’Ordine dei medici di Brescia Il dottor Celestino Panizza industria, rifiuti e sanità in una provincia – Brescia –, che vanta un numero di discariche di rifiuti speciali e industrie tra i più alti d’Italia. E vanta tristi record di patologie tumorali: un tasso di mortalità per neoplasie epatiche doppio rispetto alla media nazionale. Un aumento inquietante (8% l’anno) dei tumori infantili, soprattutto per bimbi sotto i tre anni di vita. La relazione tra «Ambiente e tumori» sarà il titolo della monografia presentata giovedì 17 maggio nella sala conferenze dell’Ordine dei medici di Brescia (via Lamarmora, 167, zona sud della città). L’iniziativa, che si terrà dalle 16.30 alle 20, è aperta a tutta la cittadinanza. Con questo volume «si è cercato di offrire prospettive diverse ed innovative del concetto di cancerogenesi – scrive l’associazione di Oncologia Medica – e, di conseguenza, della necessità di promuovere nuove modalità di approccio per il controllo della malattia, partendo dalla riduzione delle esposizioni ad inquinanti ambientali ed attuando una vera e propria Prevenzione Primaria». A organizzare l’iniziativa sono l’Associazione medici per l’ambiente e l’Associazione italiana di Oncologia Medica (AIOM). Sul palco dei relatori ci saranno Ruggero Ridolfi (oncologo di Forlì), Patrizia Gentilini (oncoematologo di Forlì), Giuseppe Masera (professore alla Clinica Pediatrica dell’ Università di Milano – Bicocca) e Celestino Panizza (Medico del Lavoro Brescia). Matteo Trebeschi

Ospedali «a misura d’uomo», cinque azioni concrete.

Successi raggiunti dal progetto Hucare sull’umanizzazione delle cure in oncologia.
MILANO – Le statistiche più recenti lo hanno dimostrato: un malato di tumore su tre soffre di ansia o di depressione, influenzando negativamente le sue capacità di affrontare l’iter terapeutico. E le conseguenze della malattia hanno un impatto considerevole anche sulla vita e sulla psiche dei familiari, costretti a districarsi fra l’assistenza ospedaliera e i numerosi impegni della vita «normale»: lavoro, gestione della casa, cura dei figli o dei parenti anziani. Cosa si può fare per alleviare le difficoltà di quelle 300mila persone colpite ogni anno dal cancro in Italia? «Umanizzare gli ospedali con una serie di interventi mirati a dare supporto psicologico e sociale» risponde Rodolfo Passalacqua, responsabile dell’oncologia all’Azienda Istituti Ospitalieri di Cremona e del progetto HUCARE (HUmanization of CAncer caRE), che negli ultimi quattro anni ha coinvolto 29 strutture e oltre 700 professionisti con l’obiettivo di migliorare le condizioni di chi si ritrova in un reparto oncologico.
5 PASSI VERSO UN UNICO OBIETTIVO: FAR STAR MEGLIO I PAZIENTI – Dei 29 centri che dal 2008 a settembre 2011 hanno partecipato all’iniziativa (finanziata da Ministero della Salute e Regione Lombardia, con il contributo di Novartis) solo 25 – di cui ben 22 lombardi – hanno raggiunto almeno tre di questi obiettivi e sono stati premiati con un attestato. Il progetto ha individuato cinque aree di intervento: corsi di formazione alla comunicazione per tutto il personale (medici e infermieri); applicazione sistematica di un percorso informativo e di supporto per i tutti i nuovi pazienti; utilizzo di una lista di “domande-chiave” che i malati possono rivolgere all’oncologo perché dispongano delle informazioni necessarie sulla neoplasia e sulle migliori terapie disponibili; presenza di un “infermiere di riferimento” dedicato ad ogni nuovo malato che inizia una trattamento; rilevazione dello stato di ansia e depressione per tutti i malati grazie a un questionario ed eventuale consulenza psicologica (se indicata). «Medici e infermieri – prosegue Passalacqua – hanno seguito un corso di alta formazione per migliorare le competenze comunicative. Siamo riusciti a ridurre significativamente il disagio psichico grave grazie a un percorso strutturato che permette di individuarlo tempestivamente. Cambia completamente il modo in cui i pazienti vengono accolti in reparto».
DARE LE RISPOSTE ALLE DOMANDE DEI MALATI – In pratica, in ogni struttura è ora presente uno psicologo a cui vengono indirizzati i malati colpiti da ansia e depressione, diagnosticate con uno screening specifico. Ad ogni paziente è assegnato un infermiere di riferimento che lo assiste nelle varie fasi della terapia fornendogli informazioni dettagliate. Ed è istituito il Punto di Informazione e Supporto (PIS), gestito da personale infermieristico appositamente formato, dotato di una biblioteca per pazienti con materiale informativo specifico in diversi formati (cartaceo e video), con accesso a internet e a banche dati. «Sono molto pochi, meno di un terzo, i malati che riconoscono di avere problemi e chiedono aiuto allo psicologo. E’ quindi importante che il loro status psicologico venga monitorato di routine, come si fa con la pressione sanguigna, per poter intervenire se necessario» sottolinea Claudia Borreani, responsabile della psiconcologia all’Istituto tumori di Milano. E’ anche fondamentale, però, che i malati rompano il silenzio e imparino a chiedere ciò di cui hanno bisogno. Non è facile trovare ascolto, tempo, privacy e risposte in una corsia d’ospedale,  fra mille urgenze e impegni che affollano le giornate dei medici, ma avere un infermiere di riferimento è certo una buona soluzione. «Visti gli ottimi risultati raggiunti HUCARE è un modello studiato con attenzione anche a livello europeo e speriamo di poter allargare velocemente l’iniziativa su tutto il territorio nazionale. Per ora sono già più di 30 i centri che ne hanno fatto richiesta» conclude Carmine Pinto, consigliere nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica.

http://www.corriere.it/ – Vera Martinella (Fondazione Veronesi)

La Grande Casa di Peter Pan

Per realizzare il suo progetto di crescita, Peter Pan ha preso in locazione, per una durata di 18 anni rinnovabili, un edificio di circa 1.100 mq. proprio accanto a due delle Case già esistenti (La Casa di Peter Pan e la Stellina).
Una volta ristrutturato, questo edificio andrà a sostituire l’attuale “Seconda Stella di Peter Pan” (un appartamento sito nelle vicinanze di Via Appia).
Le Case di Peter Pan saranno così concentrate a Trastevere in un unico Polo di Accoglienza e servizi, articolato in tre strutture contigue site all’interno del parco di “Villa Lante”, ai piedi del Gianicolo.
I lavori di ristrutturazione di questo edificio sono iniziati in Febbraio e si prevede che termineranno per il Natale prossimo.
Nel 2012 la Grande Casa di Peter Pan diverrà pienamente operativa, qualificando Roma come “Capitale dell’Accoglienza del Bambino Onco-ematologico”.

Visita il sito www.lagrandecasadipeterpan.it

Fox4Dev

ALCUNI VACCINI PROTEGGONO I BAMBINI DAL CANCRO

GIORNATA MONDIALE CONTRO I TUMORI INFANTILI:
Studio Usa sostiene la tesi che se il sistema immunitario è “allenato” i piccoli hanno meno probabilità di ammalarsi

MILANO – Vaccinare i bambini contro l’epatite B e la poliomielite potrebbe dif erli anche dal cancro. Uno studio americano appena pubblicato sulla rivista Journal of pediatrics ha analizzato i dati relativi a 2.800 casi di tumore diagnosticati in Texas fra il 1995 e il 2006 in soggetti fra i 2 e i 17 anni, giungendo alla conclusione che i piccoli immunizzati contro l’epatite B (o con un vaccino polivalente che conteneva anche quello per l’epatite B e la polio) avrebbero almeno il 20 per cento di probabilità in meno di sviluppare alcune neoplasie tipiche dell’infanzia e in particolare la leucemia linfoblastica acuta.

IL LEGAME FRA CANCRO E VACCINI – Purtroppo nella stragrande maggioranza dei casi la causa dei tumori maligni dell’età pediatrica resta sconosciuta. Diverse ricerche hanno ipotizzato che alcuni tipi siano dovuti all’interazione tra fattori esterni (ambiente, abitudini di vita) e il patrimonio genetico di ciascuno di noi. «Certamente il sistema immunitario svolge un ruolo determinante nell’insorgenza del cancro – spiega Andrea Pession, direttore della Pediatria all’Azienda ospedaliero universitaria di Bologna -. In oncologia pediatrica esiste già un’ipotesi, avvalorata da osservazioni epidemiologiche su vasta scala, secondo la quale rinviando l’esposizione alle più comuni infezioni aumenta il rischio per i piccoli di ammalarsi li leucemia linfoblastica acuta». In pratica, vari studi hanno verificato che il miglioramento delle condizioni igieniche della classi sociali più abbienti nei Paesi industrializzati riduce in maniera significativa la probabilità di contrarre precocemente infezioni da patogeni comuni, rendendo il sistema immunitario dei bambini meno pronto o reattivo anche verso l’eventuale formazione di un tumore. «È in questo modo – aggiunge Pession – che anche le comuni vaccinazioni, oltre ad assolvere il compito specifico di prevenzione primaria contro le più importanti infezioni, potrebbero anche allenare e mantenere pronto il sistema immunitario contro l’insorgenza di neoplasie».

POCHE RISORSE PER LA RICERCA – Ogni anno in Italia si ammalano circa 1.500 bambini-ragazzi (dati dei Registri tumori italiani) con un incremento annuo di nuovi casi valutato tra l’1,5 e il 2 per cento, ma «i finanziamenti per la ricerca sul cancro infantile sono troppo pochi e troppo dipendenti da sovvenzioni a breve termine per riuscire a mantenere i miglioramenti nei tassi di sopravvivenza raggiunti negli ultimi decenni». Lo ribadisce un report finanziato dall’Unione europea e pubblicato sulla rivista eCancer in occasione della Giornata mondiale contro il cancro infantile, promossa in 78 Paesi e celebrata anche in Italia venerdì 18 febbraio con un convegno a Roma, organizzato dall’Associazione italiana di oncoematologia pediatrica (Aieop) e dalla Federazione che riunisce i genitori (Fiagop). Oggi l’80 per cento dei giovani pazienti può aspettarsi di sopravvivere alla malattia grazie agli enormi miglioramenti nella diagnosi e nella cura compiuti negli ultimi 40 anni, ma – sottolineano gli autori dello studio – la ricerca in oncologia pediatrica non sta ricevendo l’attenzione che merita. Inoltre serve maggiore coordinazione a livello internazionale: i Paesi dell’Est Europa, che hanno un numero elevato di pazienti in età pedatrica-adolescenziale, tendono spesso a non collaborare alle ricerche condotte da Paesi più con strutture di ricerca e cura più sviluppate, con conseguenze negative per le terapie che sono in grado di offrire ai loro malati. «L’onco-ematologia pediatrica in Italia non solo è all’avanguardia, ma è sempre più spesso meta di migrazioni che arrivano dall’estero – conclude Fulvio Porta, direttore dell’Unità di oncoematologia pediatrica all’Ospedale dei Bambini di Brescia e presidente dell’Associazione italiana di oncoematologia pediatrica (Aieop) -, ma restano da migliorare i servizi socio-assistenziali per poter seguire a domicilio i pazienti e le loro famiglie. Così come c’è ancora parecchio da fare sul fronte hospice e cure palliative, troppo spesso un tabù».

 

Vera Martinella
(Fondazione Veronesi)
16 febbraio 2011(ultima modifica: 21 febbraio 2011)