Pediatria in allegria Pet therapy e cura dell’orto, arti marziali e lezioni di cucina entrano negli ospedali

Un villaggio con gli animali, la musica, l’arte e i colori costituisce il cuore di Happy valley, il primo centro italiano dedicato alle coterapie che si inaugura il 23 ottobre a San Polo dei Cavalieri, alle porte di Roma, e racchiude in un unico spazio polifunzionale pet therapy, onoterapia, musicoterapia e clownterapia.
Il progetto, attuato dall’associazione Antas onlus, che opera da cinque anni per la divulgazione delle terapie alternative a supporto della medicina tradizionale, è patrocinato dal Policlinico Umberto I, dalla provincia di Roma e dal comune di San Polo dei Cavalieri. Il centro Happy valley ospita un recinto con gli asini per l’onoterapia e un’area di contatto con gli animali domestici, una zona dedicata specificamente alla pet therapy e laboratori con aule multimediali per chi si dedica all’arte e alla musicoterapia.
Arti marziali e orto per aiutare la guarigione. All’ospedale Bambino Gesù di Roma verrà invece attivato a partire da novembre un nuovo progetto inizialmente rivolto ai pazienti di oncologia e a coloro che si recano in ospedale per frequenti dayhospital, destinato ad aiutare i piccoli pazienti a veicolare in modo corretto l’energia, a controllare le sensazioni e il dolore nonché a imparare a conoscere meglio il proprio corpo e le sue reazioni. L’attività, che avrà luogo una o due volte a settimana all’interno della ludoteca, è affidata a istruttori dell’associazione non profit Kids kickin’ cancer, che promuove queste tecniche di arti marziali destinate ai pazienti ospedalieri. Negli Stati Uniti un progetto simile, promosso dalla National children’s leukemia foundation e denominato ninja power, aveva dato ottimi risultati sui bambini malati per i quali, come ha sostenuto la direttrice del programma, Susan Gardin, è importantissimo ritrovare la forza fisica ed emotiva perduta a causa della malattia e delle cure. Durante le lezioni i bambini imparano la disciplina del karate in modo ludico e al contempo si avvicinano a concetti importanti come il controllo del respiro e la meditazione tramite esercizi capaci di calmare le loro menti, spesso affollate di pensieri e preoccupazioni. Non c’è mai in queste lezioni un contatto corpo a corpo, così si evita ogni possibile rischio di farsi male. Un progetto attivato invece all’interno dell’ospedale Meyer di Firenze è quello dell’orto. Zappe, rastrelli e palette, innaffiatoi, grembiulini, concime e semenze diventano fulcro di attenzione per i piccoli degenti. La cooperativa Antropozoa e il dipartimento di ortofrutticoltura della Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze hanno attuato questo progetto di ortoterapia in ospedale per migliorare la qualità di vita in ospedale ma anche far sì che, prendendosi cura di una piantina o di un ortaggio, i bambini imparino a curare se stessi traendo benefici di tipo emotivo e affettivo, oltre che fisico. Durante l’anno sono previsti laboratori all’aperto accessibili sia ai bambini in visita sia ai ricoverati, in cui si può seminare e coltivare. Per un bambino ospedalizzato, inoltre, poter frequentare un ambiente tattile e olfattivamente diverso da quello di cura diventa uno stimolo alla guarigione. Nell’orto ci sono la vasca degli odori con origano, rosmarino, salvia, timo, maggiorana, lavanda, ruta e menta, adornata con piante di girasoli. Ci sono poi la vasca degli ortaggi con melanzane, peperoni e zucchine e la vasca dei pomodori, in cui ci sono ciliegini, pomodori nani, cuori di bue. Non mancano anche semenzai dei radicchi e delle insalate.
Anche la radio entra in ospedale. Il Dynamo Camp, luogo di terapia ricreativa situato a Limestre, in provincia di Pistoia, migra verso gli ospedali per creare laboratori di web-radio. Il camp, strutturato per ospitare gratuitamente per svago e vacanza bambini e ragazzi in cura per patologie gravi o croniche di età compresa tra 7 e 17 anni sia durante la terapia sia nel periodo post ospedalizzazione, ha attuato un tour che prevede la realizzazione di un progetto creativo caratterizzato dalla preparazione di uno show radiofonico, stimolando la creatività dei ragazzi attraverso giochi e attività. Il laboratorio viene gestito dal team di Radio Dynamo e da volontari di Dynamo Camp e Telecom Italia, in uno studio radiofonico mobile allestito all’interno delle strutture ospedaliere. Il tour toccherà adesso alcuni nosocomi come il Pausillipon di Napoli, l’Ospedale Policlinico di Bari e il Sant’Orsola di Bologna.
Il gioco sa di mare. Al Gaslini di Genova è stata appena inaugurata La Tana dell’Orso, un luogo che prende vita grazie a un progetto della Gaslini band band, Associazione di volontariato impegnata nel migliorare l’accoglienza dei piccoli ospiti dell’ospedale pediatrico genovese. Si tratta di una vera e propria tana aperta ogni giorno della settimana in cui i piccoli e le loro famiglie possono ritrovare un ambiente accogliente e domestico. Tra le oltre 60 associazioni di volontariato attive al Gaslini c’è anche il Porto dei piccoli, che ha come comune denominatore il mare. Biologi, attori, musicisti danno vita a un piccolo sogno marino. Attraverso laboratori ludico-didattici ispirati al Grande Blu, si imparano nozioni di biologia e geologia, musica e danza, arte e teatro. Sono attive all’interno di questo progetto anche lezioni di cucina, sempre incentrate su ricette che richiamano il mare e le sue risorse.
Lo sport in corsia. All’Ospedale Sacco di Milano continua l’iniziativa di educazione alimentare e fisica realizzata dal Servizio di diabetologia e malattie del metabolismo della Clinica pediatrica dell’Università degli Studi di Milano, destinata ai piccoli pazienti diabetici. «Presentare un’attività sportiva che li coinvolga dà modo di trasmettere in modo intuitivo informazioni di tipo alimentare e terapeutico, ma permette anche di insegnar loro come intraprendere in modo sereno un’attività sportiva nonostante la malattia», ha commentato Andrea Scaramuzza, responsabile della diabetologia pediatrica dell’Ospedale Sacco, «l’appuntamento di novembre sarà dedicato al calcio e verranno invitati due campioni di serie A di Milan e Inter e a gennaio, per il mese dedicato alla ginnastica, arriverà un ex olimpionico che giocherà con i pazienti». Un aiuto per i piccoli e i familiari arriva poi dalle associazioni di volontari e professionisti che si occupano di animare i reparti attraverso il gioco, la lettura delle favole e la realizzazione di laboratori creativi. Presso la Clinica De Marchi di Milano, per esempio, i volontari Aibo (Associazione per il bambino in ospedale) si occupano dei pazienti ogni sera raccontando loro fiabe, anche interattive, e distraendoli prima del riposo. I clown, nati invece per strappare un sorriso ai degenti, che sono bimbi prima ancora che pazienti, aiutano non solo ad alleviare le sofferenze, ma anche a migliorare l’umore e l’esperienza in ospedale. La prima realtà italiana a iniziare questa assistenza caratterizzata dall’ascolto, dal gioco e dalla magia è stata la Fondazione Theodora onlus che si occupa anche di rigorosa formazione dei professionisti e della loro retribuzione. I Dottor Sogni sono artisti che si prendono cura della parte sana del bambino, delle sue emozioni e dei suoi desideri. Le attività dei clown vengono organizzate una volta a settimana per far sì che il bambino viva questo incontro come un evento speciale. Spesso l’artista diventa, nei suoi panni di pagliaccio, un confidente e un amico del piccolo paziente che torna per un po’ a essere solo bimbo.

di Cristina Cimato

FONTE: milanofinanza.it – 22.10.11

Telefonini assolti per il tumore al cervello.

Uno studio su 400 mila persone durato 18 anni non ha riscontrato differenze fra chi usa il cellulare e chi no
MILANO – Quando si parla di scienza e medicina, è difficile dare risposte definitive. Ma se quella uscita in queste ore sul British Medical Journal non è ancora un’assoluzione definitiva per i cellulari, certo le va molto vicino. Il più grande studio finora mai condotto sull’argomento non ha infatti trovato alcun legame tra l’utilizzo dei telefonini e lo sviluppo di tumori al cervello: su tutti gli abbonati a un servizio di telefonia mobile in Danimarca tra il 1982 e il 1995 non si è registrato un maggior numero di malati rispetto a chi allora non aveva ancora il telefonino.
LO STUDIO- «Abbiamo preso in considerazione tutti coloro (più di 400 mila persone) che hanno stipulato un contratto di telefonia mobile tra il 1982 e il 1995 in Danimarca e siamo riusciti a seguirne quasi 360 mila per ben 18 anni» spiegano i ricercatori dell’Istituto di epidemiologia oncologica di Copenaghen che hanno coordinato il lavoro.«Nel 1996 e poi di nuovo nel 2002 abbiamo confrontato la frequenza di tumori in questo gruppo di persone rispetto a quella che si è verificata nella popolazione generale» proseguono, «ma né allora né a un ulteriore controllo ripetuto nel 2007 abbiamo trovato nessuna differenza significativa tra chi da molti anni usava il cellulare e chi invece no».
LA STORIA- Nell’altalena tra gli studi che periodicamente gettano sospetti sul fatto che l’uso diffuso ed esteso dei cellulari possa favorire il cancro e quelli che invece non trovano riscontro pratico a questi timori, non c’è dubbio che, anche prima di questa ulteriore conferma, le ragioni della rassicurazione abbiano avuto finora sempre la meglio. I segnali d’allarme infatti sono venuti per lo più da ricerche condotte su animali e pubblicate su riviste di second’ordine, mentre quelle su più ampia scala come Interphone, un’indagine condotta in 13 diversi Paesi,compresa l’Italia, intervistando più di 10 mila persone, hanno sempre dato risultati più rassicuranti. Neanche l’ombra di una prova per varie forme di cancro chiamate in causa in passato, come linfomi, leucemie o altri tumori della testa e del collo, per esempio a carico delle ghiandole salivari. Qualche dubbio rimaneva solo per chi riferiva di aver passato al telefono da 5 a 12 ore al giorno per più di 10 anni: in questa ristretta categoria di persone i ricercatori avevano trovato un leggero aumento del rischio di tumori del cervello detti gliomi e di formazioni al nervo acustico, chiamate neurinomi, benigne ma che possono compromettere l’udito. Ed è solo per prudenza e sulla base di questo dato che la International Agency for research on Cancer di Lione qualche mese fa ha rivisto la classificazione delle onde elettromagnetiche emesse dai cellulari, definendole “possibly carcinogenic”, non avendo ancora i dati per escludere definitivamente che in qualche modo e ad altissimo grado di esposizione esse possano favorire l’insorgenza della malattia.
ONDE E RADIAZIONI-«Prima di tutto occorre chiarire che i telefonini non emettono radiazioni ionizzanti come quelle usate per le radiografie, capaci di provocare mutazioni del DNA, ma solo onde radio con frequenze vicine a quella utilizzata dai forni a microonde» ha ribadito più volte Paolo Vecchia, esperto fino a poco tempo fa in servizio presso l’Istituto Superiore di Sanità. «E non è mai stato dimostrato che questo tipo di onde induca nelle cellule e nei tessuti trasformazioni pericolose».
SPERIMENTAZIONE GLOBALE- D’altra parte la sperimentazione in un certo senso riguarda ormai tutta l’umanità, o quasi: «Nel 2009 più di 5 miliardi di persone nel mondo facevano uso di un cellulare» spiega John Boice, direttore dell’International Epidemiology Institute di Rockville e docente della Vanderbilt University School of Medicine, in un editoriale pubblicato questa estate sul Journal of National Cancer Institute. «Se il suo utilizzo potesse favorire in qualche modo lo sviluppo del cancro, dopo vent’anni o più che questo oggetto è diventato di uso comune, almeno nei paesi più ricchi, dovremmo cominciare a registrare un aumento sensibile dei casi di tumore al cervello. Un aumento che per fortuna non è stato osservato, neppure tra gli adolescenti che in teoria potrebbero essere più vulnerabili, soprattutto se hanno cominciato a usare l’apparecchio fin da piccoli». Anche per i più giovani pare quindi che si possa stare tranquilli. Un studio che ha preso in considerazione l’uso del cellulare negli anni precedenti alla diagnosi in oltre 350 ragazzi svizzeri e scandinavi a cui è stato diagnosticato negli ultimi anni un tumore al cervello ha dimostrato che quelli che poi si sono ammalati non avevano fatto un uso più smodato di questo strumento rispetto ai loro coetanei sani.
LIMITI E FORZA- Si potrebbe obiettare che anche questa ricerca più ristretta ha però gli stessi limiti metodologici del grande studio Interphone. Sono studi condotti con una modalità che gli esperti definiscono “di caso-controllo”, confrontando l’uso del telefonino nelle persone ammalate e in un numero superiore di altri individui sani, simili ai primi per sesso ed età. È facile sbagliare, dovendo dire quanto tempo si stava al telefono vent’anni prima, quante telefonate si ricevevano e così via. È facile ricordare male, ma anche esagerare per il senso di colpa conseguente alla malattia o viceversa minimizzare per giustificarsi, nel timore che un abuso possa averla favorita. «Ma il nostro lavoro non è stato condotto così» precisano gli esperti danesi, che non si sono basati su interviste ma sui dati inequivocabili degli abbonati ai servizi di telefonia e di quelli provenienti dal registro dei tumori danese. «Abbiamo preso in considerazione tutta la popolazione con più di trent’anni nata in Danimarca dopo il 1925 e anche dopo dieci anni di telefonate non abbiamo trovato prova di un aumento del rischio: solo per chi ne ha fatto un uso ancora più prolungato e molto intenso non ce la sentiamo ancora di escludere del tutto la possibilità di un leggero aumento delle probabilità di ammalarsi. Per questo ben vengano altre ricerche anche più estese, se possono tranquillizzare anche i più scettici».
Roberta Villa

FONTE: corriere.it – 21 ottobre 2011

Tumore al timo rimosso ad un bambino Intervento in laparoscopia alle ‘Scotte’.

L’operazione è stata eseguita dall’equipe di chirurgia pediatrica, diretta da Mario Messina, coadiuvato da Stephan Vallà dell’ospedale di Nizza e con il sostegno dell’anestesia, diretta da Pasquale D’Onofrio
A coordinare l’operazione è stato il professor Mario Messina della chirurgia pediatricaAsportazione di un tumore al timo, con tecnica laparoscopica, su un bambino di 8 anni al policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena. E’ il primo caso in Toscana e uno dei pochissimi effettuati in Italia, spiega l’Azienda ospedaliera universitaria senese. L’operazione è stato eseguita dall’equipe di chirurgia pediatrica, diretta da Mario Messina, coadiuvato da Stephan Vallà dell’ospedale di Nizza e con il sostegno dell’anestesia, diretta da Pasquale D’Onofrio, e del personale infermieristico della piastra operatoria. Il bambino, della provincia di Arezzo, è già stato dimesso e sta bene. Il piccolo paziente, spiega sempre l’Aou, aveva un tumore della ghiandola timica che svolge un importante ruolo nella regolazione del sistema immunitario, localizzata nel torace, subito al di sotto dello sterno, e che appoggia sulla membrana pericardica che avvolge il cuore. Il timo aveva una grandezza di circa 7 cm e l’intervento tradizionale sarebbe stato molto pesante e invasivo a causa dell’apertura dello sterno. Il tumore è stato asportato praticando 3 piccoli fori da 5 millimetri sul torace. «Abbiamo aggredito il tumore dalla parte sinistra – spiega Messina – isolando completamente un polmone. In un foro abbiamo inserito la telecamera e negli altri due le pinze per lavorare e asportare il timoma completamente. I vantaggi della laparoscopia sono tantissimi – conclude Messina – ma posso dire che in questo caso questa tecnica ha permesso al bambino di tornare ad una vita serena senza il trauma di un intervento che sarebbe stato massimamente invasivo e di cui avrebbe portato i segni per tutta la vita».

20.10.2011

In Italia mancano i medicinali anti cancro. “Sono low cost e le aziende non le producono”

Negli ospedali italiani mancano i farmaci essenziali per curare i tumori. Dopo lo scandalo americano, dove i medicinali scareggiano già da più di un anno, ora il problema si allarga a macchia d’olio anche in Italia. L’allarme arriva dal centro di riferimento oncologico di Aviano, ma riguarda tutti i paesi d’Italia. Una ventina di farmaci basilari per la terapia del cancro sono sempre più difficili da reperire. Ma di chi è la colpa? “Sembra paradossale” spiega Umberto Tinelli direttore del dipartimento di oncologia medica di Aviano. Le case farmaceutiche hanno grosse responsabilità alle proteste dei medici americani hanno risposto che è un problema di produzione e di reperimento della materia prima, ma in realtà c’è il forte sospetto che tutto sia legato alla convenienza economica e al guadagno.
Infatti non è un problema di elevato costo. Ma tutt’altro. Visto che sono in uso da molto tempo costano poco e quindi fruttano poco alle case farmaceutiche che li commerciano sempre meno. Le multinazionali sarebbero sempre più orientate verso farmaci biologici e non producano quelli che hanno un costo molto inferiore come quelli tradizionali
“Così abbiamo nove pazienti malati di tumore ai linfonodi che non possono iniziare l’iter per per il trapianto”. La denuncia del direttore del Dipartimento di Oncologia Umberto Tirelli. “Qui manca la carmustina, utilizzata nel trattamento dei linfonodi prima del trapianto di midollo”. Scarseggiano o mancano del tutto i componenti fondamentali per le chemioterapie, per le leucemie acute, i linfomi e tumori al testicolo. E anche se in alcune centri i medicinali vengono sostituiti come capita all’Ieo di Milano con il Caelyx (soprattutto per tumori ovarici e mammari) si stanno vagliando delle alternative
“Così siamo stati costretti, con notevoli difficoltà e con grande ansia e preoccupazione di pazienti e familiari, a trovare valide strade alternative alla mancanza del farmaco. In alcuni casi sono stati scelti farmaci sperimentali e in altri, meno “urgenti” abbiamo optato di allungare i tempi di attesa sapendo di non compromettere gravemente la salute del paziente. Questa non è la prima volta che ci troviamo di fronte a una carenza di farmaci fondamentali e non sostituibili se non in via sperimentale. Infatti, la Carmustina non è stata disponibile per 3 mesi nel 2009 e la Bleomicina, altro farmaco indispensabile per la terapia dei linfomi e dei tumori del testicolo, non è stato reperibile per 2 settimane ad inizio anno”.
Cosa fare allora per arginare questo fenomeno inquietante? “Non mi sembra una buona idea la proposta di legge di cui si discute negli Stati Uniti di obbligare le industrie ad avvisare sei mesi prima della mancanza dei farmaci, perché sarebbe una vera e propria istigazione all’accaparramento dei farmaci che si saprebbero mancanti entro poco tempo, con tutte le conseguenze negative come il mercato nero. Un’argomentazione molto convincente sarebbe invece quella di non approvare più quei farmaci, in particolare quelli biologici oncologici, prodotti dalle multinazionali e venduti a prezzi astronomici quando queste e le loro piccole filiali non producano più quei farmaci oncologici tradizionali (chemioterapici “vecchi”) che costano poco ma dei quali sentiamo la mancanza perché in grado di guarire certe malattie oncologiche”.
Nel frattempo in Italia per sopperire ai problemi di mancanza periodica di questi farmaci, spesso a causa del meccanismo perverso delle gare di aggiudicazione che avvengono a livello locale e regionale, si potrebbe seguire la soluzione che è stata adottata per, ad esempio, la rete di antidoti e la rete dei vaccini, che sono magazzini/banche nazionali che servono per sopperire alle eventuali mancanze locali di antidoti contro veleni o di vaccini. Si potrebbe pertanto costituire un magazzino/banca centrale dipendente dal Ministero della Salute ed in collaborazione con l’Ospedale Militare di Firenze (che potrebbe produrre in parte questi farmaci), che tenga come scorta quei farmaci che si sa possono venire a mancare negli ospedali italiani, che costano molto poco ma che sono essenziali non solo in oncologia ma anche in altre branche della medicina.
Di Floriana Rullo

FONTE: affaritaliani.it –  Venerdì, 14 ottobre 2011

Diagnosi tumori, anche Taranto ha la sua Pet.

Sono stati 2600 i tarantini che nel 2010 hanno fatto ricorso alla Pet a Bari o a Potenza, alcuini anche lontano dal Sud. 2600 costi aggiuntivi per la sanità locale, 2600 persone costrette a percorrere centinaia di chilometri per veriricare la presenza o lo stato di avanzamento, o di drecrescita, del proprio tumore.
La Pet-Tac, avanguardia tecnologica della diagnostica tumorale, adesso è realtà anche a Taranto, da alcuni giorni è già attiva al Moscati. serve personale, però, per dare continuità al sua opera.

Banca del sangue cordonale nell’Isola Una nuova speranza contro i tumori

CAGLIARI. Viene attivata ufficialmente giovedì mattina all’ospedale Binaghi di Cagliari, sotto la gestione dell’azienda ospedaliera Brotzu, la Banca del sangue cordonale della Sardegna. La notizia è stata data questa mattina dal presidente della Regione, Ugo Cappellacci, e dall’assessore della Sanità Simona De Francisci. La Banca sarda, che diventa il diciannovesimo centro in Italia ed entra a far parte della rete mondiale degli istituti del sangue cordonale, ha il compito di prelevare e conservare le cellule staminali emopoietiche raccolte nei Punti nascita accreditati dell’Isola.
Il sangue del cordone ombelicale è la terza fonte di cellule staminali dopo il midollo osseo e il sangue periferico e le sue cellule sono utili nella cura di numerose patologie come leucemie, linfomi, alcuni tumori solidi, deficit immunitari, patologie genetiche come la talassemia. Il sangue da cordone ombelicale costituisce una valida alternativa trapiantologia per tutti quei pazienti, soprattutto pediatrici, in attesa di trapianto che non riescono a reperire un donatore di midollo osseo familiare o attraverso i registri nazionali e internazionali.
«Si tratta di una struttura fondamentale – ha spiegato il presidente della Regione Cappellacci – per dare nuove speranze di vita e di cura a tutti i sardi che soffrono di linfomi, leucemie e altri gravi patologie che necessitano di un trapianto. La piena operatività della Banca è una conquista per la nostra sanità, un punto di partenza importante per offrire ai sardi la possibilità di poter donare senza più onerose trasferte in Italia o all’estero e per garantire cure nuove e aggiuntive rispetto, ad esempio, al trapianto del midollo».
Soddisfatta anche l’assessore De Francisci: «Finalmente la Sardegna si allinea con altre realtà nazionali e internazionali, con una Banca che già possiede elevati standard di qualità di riferimento e che consentirà a tante donne e coppie sarde di poter donare in sicurezza».
Contestualmente, sono previsti aggiornamenti e formazione per il personale coinvolto nel programma (trasfusionisti, ginecologi, pediatri, neonatologi, biologi, ostetriche, infermieri, tecnici di laboratorio, assistenti sociali).

Fonte: sassarinotizie.com – 18/10/2011

GENITORI BIMBI TERMINALI SCELGONO LA CHEMIO.

Toronto, 19 ott. – Cancro e cure palliative pediatriche: i genitori dei bimbi malati terminali di tumore preferiscono scegliere la chemioterapia aggressiva anche quando medici e professionisti opterebbero per una semplice terapia palliativa di supporto. Ad affermarlo e’ un articolo del CMAJ, il Canadian Medical Association Journal. Il cancro e’ la seconda causa piu’ comune di morte per i bambini dai 5 ai 14 anni e quando e’ improbabile che il cancro possa essere curato, genitori e medici sono costretti a scegliere tra il continuare i trattamenti aggressivi o il fornire la sola terapia di supporto per alleviare i disagi. “La scelta tra chemioterapia palliativa e la sola terapia di supporto e’ una delle decisioni piu’ complesse e difficili per i genitori di bambini la cui malattia non puo’ essere curata” commenta Lillian Sung, medico della Divisione di Ematologia e Oncologia dell’Hospital for Sick Children (SickKids) a Toronto. I ricercatori hanno confrontato le preferenze tra genitori e medici nell’adottare queste decisioni. Tra questi, 77 genitori i cui figli (di eta’ inferiore ai 18 anni) non avevano alcuna possibilita’ ragionevole di sconfiggere il cancro e 128 medici che lavorano con pazienti affetti da tumore pediatrico. Il risultato? Il 55 per cento dei genitori favorisce la chemioterapia alla terapia di supporto, sostenuto soltanto dal 16 per cento dei soggetti sanitari. I ricercatori suggeriscono che “i genitori si concentrano maggiormente sulla speranza ad ogni costo mentre i medici, data l’esperienza, risultano piu’ consapevoli degli esiti finali dei trattamenti”.

Fonte: agi.it – 19 ottobre 2011

A novembre il libro “Caro Papà Natale…ti scrivo”

Torna per il quarto anno consecutivo il progetto benefico “Caro Papà Natale…”, che quest’anno ha scelto di cambiare: dalla  musica, con la pubblicazione di tre dischi (finora), all’editoria con la pubblicazione del libro “Caro Papà Natale…ti scrivo!” (in vendita da metà novembre).
Il progetto benefico è realizzato dall’Associazione Culturale Claudio Moretti in collaborazione con il Gruppo bancario Credito Valtellinese e prosegue il percorso iniziato nel 2008: donare aule informatiche per i piccoli pazienti dei reparti di lungodegenza pediatrica, delle neuropsichiatrie infantili, delle oncologie pediatriche, delle case di accoglienza e degli istituti di riabilitazione di molte città italiane.
Il libro “Caro Papà Natale…ti scrivo!”, che arriva dopo il successo delle precedenti compilation discografiche “Caro Papà Natale… 1,2,3”, è una raccolta di racconti, lettere e pensieri di diversi cantanti, comici e personaggi televisivi che riportano alla memoria le sensazioni e la magia del Natale. Tra gli artisti che hanno già aderito all’iniziativa ci sono Raul Cremona, Mr. Forest, Eugenio Finardi, Fabio Concato, Dario Ballantini, Tiberio Timperi e molti altri. Il libro contiene anche una sezione con storie e disegni realizzati dai bambini ricoverati nelle strutture ospedaliere e ospitati presso le case famiglia che hanno beneficiato delle postazioni informatiche donate dall’Associazione Culturale Claudio Moretti.
“Quest’anno ci siamo chiesti: perché limitare ai cantanti la partecipazione a questo progetto? Perché non provare a coinvolgere anche persone che avevano raggiunto il successo in altri campi?  Così è nata l’idea del libro – spiega Annamaria Andreoli, presidente dell’Associazione Culturale Claudio Moretti – Un libro è versatile, coinvolgente ed in esso può esserci spazio per tutto: per i ricordi natalizi, per i sogni e le aspirazioni, per la simpatia ed il sorriso e  soprattutto per i bambini che in questi tre anni hanno trovato nel computer una “terapia” per stare meglio”.
Il libro “Caro Papà Natale…ti scrivo!” è realizzato dall’Associazione Culturale Claudio Moretti di Erbusco (BS) ed edito da Pendragon. Grazie alle oltre 80.000 copie vendute delle compilation “Caro Papà Natale… 1,2,3,” e alla collaborazione del Gruppo bancario Credito Valtellinese, l’Italia è stata unita sotto il segno della solidarietà. Dal 2008 ad oggi sono state infatti realizzate lungo tutta la penisola 63 aule informatiche, mentre altre 4 sono in fase di allestimento, per un totale di 67 postazioni multimediali messe a disposizione dei bambini ricoverati nei reparti di oncologia pediatrica, nelle cardiochirurgie e nelle strutture di assistenza. Grazie a questa iniziativa, i piccoli pazienti possono così stare al passo con il programma scolastico e rimanere in contatto con gli amici, le famiglie ed il mondo esterno.

Fonte: improntalaquila.org – Data: 17.10.2011

Musica e solidarietà, live per i piccoli pazienti di oncologia con Carmen Consoli

CATANIA – Le star catanesi della musica saranno in concerto per i piccoli pazienti di oncologia del Policlinico. L’appuntamento con «Lad Live – Music & Care», concerto di solidarietà in favore dei bambini del reparto di Oncologia Pediatrica del Policlinico di Catania, è il 5 novembre, alle 20.45, al Teatro Massimo Bellini di Catania. L’evento è organizzato dall’Associazione – chiamata «Lad» dall’acronimo di L’Albero dei Desideri. Un’importante realtà – nata a Catania nel 2010 e presieduta dalla psicoterapeuta Cinzia Favara Scacco – che opera quotidianamente per migliorare la qualità della degenza ospedaliera nei reparti di Oncologia pediatrica e che ha voluto coinvolgere concretamente il grande pubblico nella missione di salvare il sorriso e i sogni dei bambini affetti da tumore.
Saliranno sul palco grandi nomi dell’olimpo musicale: Mario Biondi, Carmen Consoli, Luca Madonia e Mario Venuti. Tutti insieme, tutti e quattro – invitati dalla madrina dell’iniziativa Elena Valensise, e presentati da un’altra nota artista Paola Maugeri – per dare sempre più linfa a L’Albero dei Desideri e ai suoi piccoli protagonisti. Perché l’unione tra musica e beneficenza è sempre stato il motore di grandi progetti come, in questo caso, il «Lad Project» studiato da Emilio Randazzo per realizzare ambienti più familiari e accoglienti nell’Unità Operativa di Ematologia e Oncologia Pediatrica del Policlinico catanese – diretta da Santo Marino – dotandoli di strumenti che stimolino la creatività del bambino lungo tutto il percorso terapeutico e che favoriscano il normale processo di crescita superando gli ostacoli della malattia.

Fonte Italpress – 14 ottobre 2011

Quanti bambini si ammalano di cancro in Italia ogni anno e quanti guariscono?

Risponde Andrea Pession Direttore dell’unità di Pediatria del Policlinico S. Orsola Malpighi di Bologna
I tumori maligni in età pediatrica (0-14 anni) sono un evento raro, ma che ha un grande impatto sui pazienti e le loro famiglie. E che rappresenta un importante problema sociosanitario perché, nonostante circa il 70 per cento dei bambini colpiti da tumore allo stato attuale delle conoscenze vada incontro a guarigione, le neoplasie rappresentano ancora la prima causa di morte per malattia tra 1 e 14 anni nei Paesi industrializzati, secondi solo alle cause traumatiche. I dati dei registri tumori europei riportano che ogni anno in Europa si ammalano di tumore circa 140 bambini (di età 0-14 anni) su un milione, con qualche variabilità di incidenza tra i vari Paesi e tra Europa dell’Est e dell’Ovest. Un’incidenza che è andata aumentando negli ultimi anni con un incremento annuo variabile dallo 0,8 al 2,1 per cento a seconda dei tipi tumorali, età e sesso dei pazienti e nazione di residenza.
Le categorie diagnostiche responsabili di questo aumento sono risultate essere l’insieme dei tumori del sistema emo-linfopoietico e i tumori solidi, con l’eccezione dei tumori dell’osso, retinoblastoma e dei tumori epatici. Relativamente all’età, l’aumento più importante si è osservato nei bambini di età inferiore a 1 anno, seguiti dai bambini tra 1 e 4 anni. Mentre meno marcato è risultato l’incremento in quelli di età compresa tra 5 e 14 anni. In Italia, il rapporto 2008 dell’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum) sui Tumori Infantili ha confermato un “trend” di aumento dei tassi di incidenza di tutti i tumori pediatrici pari al 2 per cento annuo: si è passati infatti da 147 casi per milione di bambini all’anno nel periodo 1988-1992 a 176 tra il 1998 e il 2002. Un confronto con dati pubblicati in letteratura ha evidenziato infine che i tassi di incidenza italiani per tutti i tumori complessivamente sono risultati tra i più alti di quelli europei degli anni ‘90 (140 per milione di bambini per anno) e di quelli americani (158 per milione di bambini per anno).
Dai dati Airtum l’incremento annuo risulta massimo per i linfomi non-Hodgkin, mentre si assiste ad una riduzione per alcuni tumori, quali retinoblastomi, tumori epatici, osteosarcomi, tumori della tiroide e rabdomiosarcomi. L’Associazione Italiana di Ematologia ed Oncologia Pediatrica (Aieop) ha istituito dal 1989 un suo Registro per monitorare i pazienti che arrivano negli oltre 50 centri aderenti all’associazione (e che rappresentano la quasi totalità delle strutture che in Italia si occupano della diagnosi e del trattamento dei bambini affetti da tumore) dal quale emerge, per il periodo 1989-2008, che ogni anno in Italia sono diagnosticati mediamente 1200 nuovi casi di tumore in età 0-14. Questa la frequenza delle principali forme di cancro: leucemie (37,6 per cento), tumori cerebrali (15,1), linfomi (13,4), neuroblastomi (8,9), sarcomi dei tessuti molli (6,2), nefroblastomi (4,8), tumori ossei (4,8), retinoblastomi (2,3), tumori epatici (1 per cento), tumori a cellule germinali (2,4), altri tumori solidi (1,6).
Come emerge da molti studi, la frequenza delle diverse neoplasie pediatriche è diversa in funzione dell’età e del sesso: sotto i 5 anni di età sono risultate più diffuse le leucemie e rari i linfomi; mentre dopo i 10 anni questo rapporto risulta invertito. Il neuroblastoma, il nefroblastoma e il retinoblastoma hanno fatto registrare una maggiore incidenza nei primi anni di vita, rappresentando insieme oltre il 50 per cento di tutti i tumori diagnosticati nei primi 12 mesi, mentre sono risultati estremamente rari dopo i 10 anni, quando sono più frequenti i tumori ossei e i sarcomi dei tessuti molli. Per quanto riguarda il sesso, l’incidenza dei tumori pediatrici è risultata maggiore nei maschi (56 per cento) rispetto alle femmine in quasi tutte le forme tumorali. La distribuzione geografica delle neoplasie infantili invece non pare presentare significative differenze tra le diverse regioni italiane.

FONTE: corriere.it – 13_ottobre_2011