Ecco il numero di marzo del Giornale di Peter Pan sulla ricerca sul cancro infantile.

È arrivato il momento per Peter Pan di guardare oltre l’accoglienza e di puntare al cuore stesso del problema, la lotta alla malattia?

L’ultimo numero del Giornale di Peter Pan si apre con questa domanda, formulata nell’editoriale della nostra Presidente Onoraria Marisa Fasanelli, che invita nuovamente l’Associazione a puntare verso nuovi importanti traguardi.

Il numero di Marzo, finalmente online, è dedicato non casualmente proprio alla ricerca scientifica. All’interno troverete moltissimi contributi sulle più importanti esperienze nell’ambito dell’oncologia pediatrica, ma con una forte volontà a non trascurare la componente psico-sociale della malattia, quella da sempre più vicina a Peter Pan.

Il Nastro Giallo, simbolo della lotta al cancro infantile, ha ormai trovato residenza sulla prima pagina del Giornale, impreziosita  da un altro bellissimo disegno di Lorenzo Terranera.

Lo potete sfogliare a questa pagina, ma soprattutto potete richiedere di riceverlo gratuitamente a casa inviando una email a info@peterpanonlus.it.

Se avete invece suggerimenti da darci sul giornale o se volete semplicemente condividere con noi le vostre impressioni a riguardo siamo felici di leggervi all’indirizzo redazione@peterpanonlus.it.

Buona lettura a tutti.

GIORNATA MONDIALE CURA TUMORI INFANTILI. Manuela Lucchini intervista Dott. Marco Zecca e Marisa Fasanelli

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3bcc28dd-4926-4cef-8546-b05b5fd56817-tg1.html

Comunicato Stampa “Non c’è un perché” – Campagna Nazionale di Sensibilizzazione sul tumore negli adolescenti – FIAGOP

 aieop  logo FIAGOP  logo-peter-pan

AL VIA LA CAMPAGNA “NON C’E’ UN PERCHE'” FINALIZZATA A SENSIBILIZZARE

L’OPINIONE PUBBLICA SUL TEMA DEL CANCRO NELL’ADOLESCENZA E

SULL’IMPORTANZA DELLA DIAGNOSI PRECOCE

LA CAMPAGNA E’ ORGANIZZATA DA FIAGOP Onlus,

Federazione Nazionale delle Associazioni di Genitori di Bambini e Adolescenti
che hanno contratto Tumori o Leucemie

IN COLLABORAZIONE CON AIEOP,
Associazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica

E DA’ AVVIO AL “PROGETTO SIAMO”
Società Italiana Adolescenti con Malattie Oncoematologiche,

PROGETTO NAZIONALE DEDICATO AGLI ADOLESCENTI MALATI DI TUMORE

1° settembre 2014 – Parte oggi “Non c’è un perché”, Campagna di comunicazione volta a sensibilizzare un pubblico vasto sul tema del tumore nell’adolescenza e sull’importanza della diagnosi tempestiva ai fini di una cura il più possibile efficace.

La campagna è voluta da FIAGOP Onlus (www.fiagop.it), Federazione Nazionale delle Associazioni di Genitori di bambini e adolescenti che hanno contratto tumori o leucemie che riunisce la maggior parte delle organizzazioni presenti su tutto il territorio italiano, tra cui l’Associazione Peter Pan Onlus, nell’ambito della sua attività di informazione sul tema del tumore di bambini e adolescenti, con riguardo ai nodi cruciali per il miglioramento della qualità di cura degli adolescenti che si ammalano. La Campagna è dedicata alla diagnosi precoce, aspetto di importanza cruciale per ottimizzare le possibilità di guarigione dei pazienti, e ha l’obiettivo di sensibilizzare i ragazzi, i genitori, i medici di famiglia, il sistema sanitario e l’opinione pubblica.

Ogni anno in Italia si ammalano di tumore circa 800 adolescenti (15 – 19 anni) e tra 1000 e 2000 giovani adulti a seconda del limite superiore di età che si vuole prendere in considerazione. I pazienti adolescenti arrivano alla diagnosi e quindi alle cure con un ritardo diagnostico significativo rispetto ai bambini. I motivi sono legati alla scarsa informazione dei ragazzi e delle famiglie, alla paura di affrontare il sospetto di malattia, al ritardo nell’invio allo specialista oncologo da parte del primo medico che visita il paziente, spesso il medico di base, alla mancanza di una rete efficace sul territorio nazionale. Il ritardo diagnostico può avere come conseguenze la progressione della malattia da una forma localizzata ad una più avanzata o metastatica e un significativo impatto sulle probabilità di guarigione. E’ fondamentale quindi porre la massima attenzione da parte di famiglie, medici e da parte degli stessi ragazzi alla necessità di una diagnosi precoce. E’ inoltre indispensabile considerare gli aspetti psicologici nell’approccio alla malattia, ovvero il fatto che gli adolescenti si trovano ad affrontare la diagnosi e le cure in un momento particolarmente delicato della vita, della crescita e della costruzione della propria identità.

L’iniziativa – che si avvale di uno Spot per la divulgazione del tema – è promossa in collaborazione con AIEOP (Associazione Italiana di Ematologia Oncologia Pediatrica – www.aieop.org), che ha istituito una specifica “Commissione Adolescenti”, con cui FIAGOP collabora: genitori e medici insieme, vicini e insieme ai ragazzi, per contribuire a migliorare il trattamento di cura e gli aspetti sociali di questi ragazzi colpiti dalla malattia. Oggi FIAGOP e AIEOP, in collaborazione con le società scientifiche dell’adulto AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e SIE (Società Italiana di Ematologia), hanno dato vita a SIAMO, Società Italiana Adolescenti con Malattie Onco-ematologiche, un progetto su base nazionale che intende promuovere e valorizzare iniziative dedicate ai pazienti adolescenti malati di tumore, movimento culturale e al tempo stesso associazione scientifica dedicata ai bisogni degli adolescenti malati, che la campagna contribuisce a rendere nota.

LO SPOT

La Campagna Nazionale di Sensibilizzazione sul tumore negli adolescenti è stata curata grazie al lavoro creativo pro bono dell’Agenzia di comunicazione Ogilvy & Mather Advertising di Milano.

Nello spot una figura di riferimento (un volto che, pur restando anonimo nello spot, è noto ai giovani, Francesco Vigorelli, rapper noto come Jake La Furia dei Club Dogo) come fosse un fratello maggiore, si rivolge ai ragazzi e al pubblico e racconta che tante cose nella vita non hanno una spiegazione logica, come per esempio perché ci si ammali di cancro durante l’adolescenza. Nello spot si fa riferimento a immagini oniriche del vissuto interiore dei ragazzi, rappresentazioni del loro stato d’animo e dei loro sentimenti. Il filmato offre anche una speranza: c’è un perché se qualcuno guarisce. E il richiamo all’importanza della diagnosi. In aggiunta al messaggio lo spot offre uno strumento di informazione: il link al sito web di SIAMO www.progettosiamo.it, dedicato agli adolescenti malati di tumore, un “luogo” in cui trovare informazioni e condivisione.

La Campagna sarà trasmessa sulle emittenti televisive nazionali grazie alla concessione di spazi di comunicazione gratuita grazie a SKY per il Sociale (nel periodo 1-14 settembre), la7 (21 settembre – 4 ottobre) e Mediafriends (28 settembre – 4 ottobre), sul web e sui social media con l’hastag #nonceunperche, e prevede una campagna stampa. La regia dello spot è di Marco Bellini, per BlowUpFilm. La post produzione di Post Atomic. Tutte le collaborazioni hanno sposato la causa e lavorato pro bono credendo nel valore del messaggio della campagna. Lo spot ha la durata di 30” per la tv e 45” per il web ed è disponibile su www.fiagop.it e www.progettosiamo.it

La campagna ha la collaborazione di Associazione Dynamo Camp Onlus, partner a livello nazionale di FIAGOP e AIEOP.

Per maggiori informazioni
www.fiagop.it
www.aieop.it
www.progettosiamo.it

Informazioni per la stampa
Francesca Maggioni – francesca.maggioni@communitygroup.it – cell.335 608 5000

Bambini e adolescenti: in calo la mortalità

Sotto i 10 anni la prima causa sono le leucemie e i linfomi. Ma a cinque anni dalla diagnosi l’81% riesce a sopravvivere

Diminuisce la mortalità nei bambini e negli adolescenti e si riduce, anche se di poco, l’incidenza di tumori. È quanto emerge da due indagini condotte dall’Asl di Brescia utilizzando i dati offerti dai registri tumori e mortalità e riferiti al periodo 1999-2012. L’analisi sulle informazioni che i due registri contengono ha portato alla luce un positivo trend che vede calare le morti di bambini e ragazzi di età compresa tra l’1 e i 19 anni e definisce una piccola riduzione dei tassi d’incidenza dei tumori maligni, in linea con un trend che dal 2000 è in discesa su tutto il territorio nazionale, anche se di poche unità.

LA PRIMA TENDENZA va di pari passo con il diminuire degli incidenti stradali, prima causa di morte soprattutto tra i maschi. La mortalità per traumi nei maschi è, infatti, tre volte superiore a quella delle femmine (170 decessi per i maschi e 53 per le femmine). Nell’arco di tempo indagato, che per l’indagine «Mortalità infantile, nei bambini e negli adolescenti nell’Asl di Brescia» si riferisce agli anni 2000-2012, sono state 528 le morti tra il primo e il diciannovesimo anno di età (1032 il totale, contando anche le 504 dei piccoli sotto il primo anno di vita) e la maggior parte di esse è avvenuta per i giovani tra i 15 e i 19 anni, fascia d’età più esposta proprio agli incidenti stradali. «Questo sottolinea un grande successo per la nostra società» sottolinea il dottor Michele Magoni, responsabile dell’Osservatorio epidemiologico dell’Asl di Brescia, certo che i risultati delle indagini servano soprattutto a studiare ed elaborare nuove strategie di assistenza sanitaria e sistemi di prevenzione che siano sempre più efficaci per la riduzione della mortalità.

I decessi che hanno riguardato i più piccoli, ovvero i bambini al di sotto dei 10 anni, trovano la loro causa primaria tra i tumori, tra cui soprattutto leucemie e linfomi, patologie frequenti anche nei giovanissimi tra i 10 e i 19 anni. Una buona notizia arriva però dal dottor Fulvio Porta, direttore dell’Oncoematologia pediatrica degli Spedali Civili, che non dimentica di sottolineare i grandi passi avanti fatti dalla medicina moderna, che oggi permette la sopravvivenza, a 5 anni dalla diagnosi della malattia, nell’81 per cento dei casi.

Per i bimbi al di sotto del primo anno di vita la mortalità è per lo più legata a condizioni che hanno origine nel periodo neonatale e quindi condizioni della gravidanza e del parto. Al secondo posto tra le cause di morte si riscontrano malformazioni congenite e anormalità cromosomiche, come analizzato anche a livello nazionale. Questi dati differiscono sensibilmente se si guarda ai bambini e agli adolescenti stranieri, che a Brescia rappresentano il 22 per cento dei 234.065 soggetti di età compresa tra gli zero e i 19 anni.

Nella maggioranza degli episodi pare che il tasso di mortalità sia doppio per la popolazione straniera. La mortalità infantile, sotto l’anno d’età, è rimasta costante tra gli italiani, attestandosi su 2,56 morti ogni mille nati. Nello stesso periodo indicato sono stati, invece, 5,82 i casi di mortalità infantile tra gli stranieri, con livelli più elevati negli anni tra il 2000 e il 2004, prima che iniziassero le attività di regolarizzazione sanitaria degli immigrati.

DIVERSE APPAIONO anche le informazioni relative alle cause di mortalità nei bambini stranieri sotto il primo anno di vita: in quasi tutte le categorie i tassi di mortalità sono doppi rispetto a quelli per gli italiani. Nelle eventualità di traumi e malattie infettive si registrano persino tassi cinque volte più alti.

L’osservazione, il riscontro e la registrazione di tali fenomeni, che ridisegnano il quadro della salute della nostra popolazione infantile e adolescenziale, sono fondamentali per la programmazione dei servizi di assistenza sanitaria, come ribadito anche dal direttore dell’Asl di Brescia, Carmelo Scarcella. La positività di alcuni dati fa ben sperare di aver imboccato una buona strada, ma sono ancora tanti i settori in cui si deve migliorare. Bisogna partire, per esempio, da una ridefinizione dei ruoli nella presa in carico di adolescenti affetti da tumori maligni, troppo spesso considerati adulti nonostante il loro organismo accetti meglio le cure pediatriche e non trattati quindi nei riconosciuti e altamente specializzati centri Aieop.

Federica Pizzuto

Tumori bambini: i prodotti inquinati e gli errori nell’alimentazione tra le cause

Torniamo a parlare di alimentazione e tumori concentrandoci sulle patologie infantili che colpiscono i più piccoli. Quello che diamo da mangiare ai nostri figli, dalla gravidanza allo svezzamento, fino all’adolescenza, è fondamentale per la loro salute

Secondo le stime del Regina Margherita di Torino, ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 1500 casi di tumori infantili a pazienti bambini di età compresa tra 0 e 14 anni.

L’aumento allarmante dell’incidenza del cancro tra i bambini spinge ad approfondire le cause di questo fenomeno. Tra le malattie oncologiche infantili più diffuse troviamo leucemie e neuroblastomi.

Alcuni studi hanno analizzato la relazione tra tumori infantili e alimentazione, puntando il dito contro i cibi contaminati dall’inquinamento.

Patrizia Gentilini, oncologo di Forlì, ha presentato dati allarmanti raccolti dalla letteratura scientifica durante un intervento all’Istituto zooprofilattico di Torino i occasione di un seminario sull’alimentazione naturale del bambini: nelle gravidanze di donne che vivono in zone altamente inquinate, oltre 300 sostanze inquinanti sono presenti già nel cordone ombelicale.

Sostanze potenzialmente cancerogene vengono trasmesse anche con il latte materno: in particolare diossine, furani e Pcb. Le mamme che fumano inoltre rilasciano Idrocarburi policiclidi aromatici nel latte.

Ovviamente anche l’alimentazione durante la fase dello svezzamento e poi la dieta in età scolastica, sono fondamentali per la salute dei bambini. Circa la metà dei bambini ricoverati nei reparti di oncologia non segue un’alimentazione adeguata alla patologia. E’ importante somministrare loro molto frutta e verdura fresche, meglio se a km zero. Da evitare invece i fritti ricchi di acrilammide, le micotossine che si possono rinvenire nei cereali o nel latte di animali contaminati, i residui di pesticidi ed erbicidi.

Tumori e alimentazione: come la malattia incide sul peso

In alcuni casi invece il problema subentra proprio a causa della malattia: ci sono infatti tumori che possono causare denutrizione (con conseguente grave deficit del sistema immunitario) e altri che, al contrario, alterando il metabolismo, spingono all’obesità infantile. A ciò si aggiunge il problema della mucosite che infetta l’apparato boccale dei pazienti sottoposti a chemioterapia rendendo dolorosa l’ingestione di cibo solido e imponendo quindi una dieta liquida.

di Alessandra De Angelis

Tumori nei giovani, ad oggi ancora degli sconosciuti. Ignote le cause da cui ne deriva l’insorgenza

di Serena Giovanna Grasso

Rapporto Favo 2014: nel 2013 la patologia ha colpito 14 mila persone tra 20 e 39 anni, 800 tra i 15 e i 19 anni e 1.400 sotto i 14 anni. Nel 5% dei casi all’origine della malattia l’ereditarietà genetica, per un altro 5% l’esposizione a particolari condizioni ambientali

PALERMO – Il tumore è una patologia difficile da affrontare, sia dal punto di vista clinico che da quello psicologico, a qualsiasi età, in particolar modo nella popolazione adolescente e nei giovani adulti. Secondo il rapporto Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia), esposto in occasione della nona giornata del malato oncologico, dei 366 mila malati registrati nel 2013 sono stati 1.400 ad aver colpito la popolazione sotto i 14 anni, 800 quelli negli adolescenti tra i 15 e i 19 anni e 14.000 quelli nella popolazione tra 20 e 39 anni.

Anche se numericamente costituiscono una porzione assai ridotta non meritano certamente di essere trascurati, anzi: in particolar modo i pazienti che hanno sviluppato un tumore in età pediatrica necessitano di maggiori attenzioni, poiché avendo tutta la vita davanti a loro, hanno anche un maggior rischio cumulativo di sviluppare patologie legate ai trattamenti antitumorali. In particolare, a causa della tossicità dei farmaci molteplici sono le conseguenze possibili quali il rischio di sterilità, maggior rischio di insorgenza di secondi tumori, insuf?cienza d’organo (ad esempio renale, epatica, cardiaca).

Impossibile fare un discorso unitario sugli organi soggetti al fenomeno: nelle donne giovani adulte è la mammella nel 37% dei casi, a seguire la cervice uterina con il 18%; mentre negli uomini sono i testicoli nel 17% dei casi e melanomi alla cute nel 10%.

Se la ricerca negli ultimi anni ha compiuto passi da gigante nell’analisi oncologica nell’età adulta, collegando l’insorgenza del tumore ai fattori di esposizione cronica, lo stesso non può dirsi per gli studi incentrati sui tumori che si insorgono in età giovanile: infatti, è possibile imputare all’ereditarietà genetica solo il 5% dei tumori sviluppati in età pediatrica, mentre un altro 5% è causato dall’esposizione a particolari condizioni ambientali; restano ignote le cause del 90% dei tumori sviluppati tra i più giovani.

Per quel che riguarda i trattamenti di cura possiamo affermare che nonostante il tumore in età adolescenziale rappresenti una minoranza e per di più è notevolmente differente da quello in età adulta, i centri di cura si stanno via via affermando. Infatti, dagli anni Settanta si sono andati diffondendo sempre più i centri specializzati, oggi presenti nella quasi totalità dei centri oncoematologici pediatrici italiani. Notizia positiva è l’aumento della sopravvivenza al tumore: a 5 anni da tumore gli adolescenti vivi sono l’86%, con un incremento del 17% negli ultimi 15 anni.

Infine, altro punto su cui bisogna incessantemente battere riguarda il coinvolgimento nell’ambito sanitario oltre che naturalmente di medici e infermieri, di psicologi e assistenti sociali.

Nel Lazio il 70% degli adolescenti consuma alcol. Rischio tumori in crescita

ROMA – In Italia beve il 65% dei 15enni, il 25% dei 13enni e il 12% degli 11enni ma nel Lazio le percentuali crescono. L’Aiom avverte: il consumo in età adolescenziale aumenta il rischio di tumori. L’assessorato alla Roma produttiva della capitale: “Intervenire sulla vendita nelle frutterie e nei mini-market”

Dati allarmanti quelli del consumo di alcol tra gli adolescenti, ancora più se si pensa che il rischio di sviluppare un tumore aumenta tra i giovani bevitori. La denuncia arriva dall’Associazione italiana di oncologia medica e fa riferimento ai dati sull’uso di alcolici, che vedono nel Lazio in testa sulla media nazionale con il 73% tra i 15enni. Non si fa attendere la risposta dell’assessorato alla Roma produttiva che annuncia provvedimenti: “Stiamo lavorando a un’ordinanza che punta da una parte, a evitare il consumo di alcolici su suolo pubblico, dall’altra a intervenire sulla vendita di alcolici da parte dei minimarket e frutterie”.

Lazio: numeri sopra la media

Gli adolescenti e i ragazzi residenti nella regione Lazio consumano quantità di alcol superiori rispetto alla media nazionale dei loro coetanei: lo consuma il 73% dei 15enni, il 30% dei 13enni e il 14% degli 11enni, contro, rispettivamente, il 65%, 25% e 12%.

L’avvertimento dell’Aiom: rischio tumori in crescita

Dati allarmanti perchè, sottolinea l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), il consumo di alcol in giovane età può provocare numerosi effetti avversi dovuti al fatto che gli organismi ancora in sviluppo non sono in grado di assimilare l’alcol. Inoltre, un forte consumo di alcolici può provocare danni al fegato conducendo al tumore.

La prevenzione: testimonial il centrocampista della Lazio Candreva

L’Aiom organizza da quattro anni una campagna per la prevenzione. Quest’anno il testimonial è il centrocampista della Lazio Antonio Candreva.”Vogliamo far capire ai nostri giovani che la prevenzione del tumore inizia da adolescenti – ha sottolineato Cognetti direttore del dipartimento di Oncologia medica dell’Istituto nazionale tumori – perchè l’importanza di un corretto stile di vita, fin da ragazzi, è ampiamente dimostrata nella prevenzione oncologica. Il 40% dei decessi per tumore, infatti, è causato da fattori di rischio potenzialmente modificabili”.

Tumori, alti indici di mortalità nei 44 siti più inquinati

Tante morti in più ogni anno, oltre 1.200, e quelle per tumori che schizzano al 43% a fronte del 30% di media nazionale. È quanto accade nei “Siti di interesse nazionale per le bonifiche” (Sin), che coincidono con i maggiori agglomerati industriali e sono stati studiati dal “Progetto Sentieri” (“Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento”), coordinato dall’Istituto superiore di Sanità, presentato ieri dai ministri per la Salute e per l’Ambiente, Renato Balduzzi e Corrado Clini.

Un panorama sconfortante al quale i ricercatori sono giunti esaminando 44 Sin e valutando la mortalità nelle popolazioni residenti su dati riguardanti il periodo 1995/2002, durante il quale si sono registrate appunto quasi 10mila morti in più rispetto alle attese. Con gli indicatori di mortalità calcolati per 63 cause o gruppi di cause.

«Il dato probabilmente è un po’ sovrastimato, ma l’ordine di grandezza è giusto», ha spiegato Pietro Comba dell’Istituto superiore di Sanità, l’autore principale dello studio. Come sempre poi c’è la precisazione degli esperti: in pochi casi è possibile attribuire con certezza la correlazione fra agenti inquinanti e maggiore mortalità, però in quasi tutti i Sin questo “sospetto” è tanto forte da far «raccomandare ulteriori indagini».

L’AMIANTO. La presenza di amianto è stata la motivazione esclusiva per il riconoscimento di sei Sin (Balangero, Emarese, Casale Monferrato, Broni, Bari-Fibronit e Biancavilla) e «in tutti, con l’esclusione di Emarese, si sono osservati incrementi della mortalità per tumore maligno della pleura». Ed in sei siti con presenza di altre sorgenti di inquinamento oltre all’amianto, «la mortalità per tumore maligno della pleura è in eccesso a Pitelli, Massa Carrara, Priolo e nell’Area del litorale vesuviano».

LE RAFFINERIE. Difficile, come detto, correlare direttamente cause ed effetti. Tuttavia, in alcuni casi, è possibile: per gli incrementi di mortalità per tumore polmonare e malattie respiratorie non tumorali, «a Gela e Porto Torres è stato suggerito un ruolo delle emissioni di raffinerie e poli petrolchimici», come anche «a Taranto e nel Sulcis-Iglesiente-Guspinese un ruolo delle emissioni degli stabilimenti metallurgici».

I METALLI PESANTI. Negli eccessi di mortalità per malformazioni congenite e condizioni morbose perinatali «è stato valutato possibile un ruolo eziologico dell’inquinamento ambientale a Massa Carrara, Falconara, Milazzo e Porto Torres», annotano i ricercatori dell’Istituto di Sanità. Mentre per le patologie del sistema urinario, in particolare le insufficienze renali, «un ruolo causale di metalli pesanti, Ipa e composti alogenati, è stato ipotizzato a Massa Carrara, Piombino, Orbetello, nel Basso bacino del fiume Chienti e nel Sulcis-Iglesiente-Guspinese».

IL PIOMBO E IL MERCURIO. Incrementi di malattie neurologiche per i quali è stato sospettato un ruolo di piombo, mercurio e solventi organoalogenati – si legge ancora nel “Progetto Sentieri” – «sono stati osservati rispettivamente a Trento Nord, Grado e Marano e nel Basso bacino del fiume Chienti». E «l’incremento dei linfomi non-Hodgkin a Brescia è stato messo in relazione con la contaminazione diffusa da policlorobifenili».

«SOVRAMORTALITA’». Tornando a dare un’occhiata complessiva, «è emerso che la mortalità in tutti i Sin, per le cause di morte con evidenza a priori “Sufficiente” o “Limitata” per le esposizioni ambientali presenti, supera l’atteso». Una sovramortalità che è stata riscontrata anche estendendo l’analisi a tutte le cause di morte, con una media di oltre 1 200 casi annui in più.

NECESSITA’ DEI DATI. Ultima annotazione: «Il gruppo di lavoro del Progetto ritiene che la produzione di ulteriori dati epidemiologici relativi alle popolazioni residenti nei Sin sia necessaria per una più approfondita comprensione dell’impatto sanitario dei siti contaminati e una migliore individuazione delle priorità negli interventi di risanamento ambientale». Perciò i risultati sono stati già condivisi con i ministeri della Salute e dell’Ambiente, le Regioni, le Asl, le Arpa e i Comuni interessati.

NUOVE SINERGIE. Così da consentire – chiudono ottimisticamente i ricercatori – «l’attivazione di sinergie fra le strutture pubbliche con competenze in materia di protezione dell’ambiente e di tutela della salute, e su questa base l’avvio di un processo di comunicazione con la popolazione scientificamente fondato e trasparente». Pino Ciociola

Taranto città dell’Ilva. E dei tumori

L’Istituto superiore della sanità ha coordinato uno studio epidemiologico, denominato “Sentieri”, in cui si registra un eccesso del 15% per gli uomini e 40% per le donne di mortalità per malattie dell’apparato digerente. Oltre ad un 15% in più di mortalità legata a malformazioni congenite. Situazione esplosiva anche a Brindisi con la centrale Enel “Federico II”, tra le più inquinanti d’Europa.

di Marino Petrelli

Taranto è la città dell’Ilva. E dei tumori. Superiori, come tasso di mortalità, alla media nazionale del 15%, addirittura del 30 per cento per il tumore al polmone. È quanto si legge nell’indagine epidemiologica “Sentieri”, coordinata dall’Istituto superiore di sanità mettendo a confronto i dati di 44 siti inquinanti in Italia, che verrà presentata nella sua forma completa il 18 settembre presso il ministero della Salute. Un dato legato, senza alcun dubbio, all’inquinamento prodotto dall’Ilva. “Molteplici studi di monitoraggio ambientale e campagne di misura delle emissioni industriali hanno evidenziato un quadro di inquinamento ambientale diffuso, ma anche il contributo rilevante del polo industriale cittadino, in particolare il complesso dell’acciaieria, ai livelli ambientali di inquinanti di interesse sanitario”, sottolinea il rapporto.

Dallo studio emerge che nei 44 siti c’è un tasso di mortalità per malattie respiratorie del 10 per cento superiore alla media, mentre a Taranto si registra un eccesso del 15% per gli uomini e 40% per le donne di mortalità per malattie dell’apparato digerente. Infine, 15% in più di mortalità legata a malformazioni congenite. Allarme anche per gli animali. Su un totale di 41 aziende localizzate entro 10 chilometri dal polo industriale e analizzate dalla Asl tarantina sono stati raccolti, dal 2008 in poi, 125 campioni di matrici alimentari. In 32 campioni, il 26 per cento del totale, raccolti complessivamente in 8 aziende, la concentrazione di diossine “Pcdd” e “Pcdf” e “PCB-ds” ha superato i limiti in vigore.

“I risultati delle analisi mostrano un quadro della mortalità per la popolazione residente nel sito di Taranto che testimonia la presenza di un ambiente di vita insalubre – sottolinea a Panorama.it Riccardo Rossi, ricercatore dell’Enea e facente parte del gruppo “No al carbone” di Brindisi-. L’indagine è importante per due motivi. Intanto, è stata condotta direttamente dalla magistratura che ha evidenziato una carenza politica davanti a questi temi. Poi le perizie dicono chiaramente che le questioni sollevate non erano campate in  aria, ma i 30 morti all’anno in più a causa dell’Ilva denunciati a più riprese sono concreti e si doveva porre rimedio, come ha fatto il gip Todisco”.

Questo quadro è in linea con quanto emerso nei precedenti studi descrittivi sulla mortalità condotti nell’area e sembra essere avvalorato dalla distribuzione degli eccessi di rischio in entrambi i generi e anche tra i sottogruppi di popolazione in età pre lavorativa, nelle classi inferiori a un anno e a 14 anni. Solo tra le donne, si sono riscontrati aumenti per i tumori del sistema nervoso centrale, per i linfomi non-Hodgkin, per il tumore del pancreas, della mammella, dell’utero, del fegato, delle demenze nel complesso e in particolare del morbo di Parkinson. “E’ proprio per verificare l’entità di tali effetti che è stata disposta da un giudice un’indagine epidemiologica. E’ grazie ai movimenti ambientalisti tarantini, come ad esempio Peacelink, ma anche a medici come i brindisini Maurizio Portaluri e Giuseppe Latini (il primo direttore del reparto di radio terapia a Brindisi, il secondo responsabile del reparto di neo natologia, nda), che oggi questi risultati sono evidenziati e visibili all’opinione pubblica – aggiunge Rossi -. L’Ilva di Taranto ha emesso solo nel 2010 oltre 4 mila tonnellate di polveri. Un’enormità. E’ ora che la politica si svegli: chi inquina deve pagare”.

A BRINDISI IL “MOSTRO” ENEL: I DANNI DEL CARBONE

Taranto come Brindisi, alle prese con un altro “mostro”, la centrale a carbone “Federico II” dell’Enel, che dal 2007 ha emesso 14,2 tonnellate di Co2, almeno 3 volte tanto quello delle altre centrali, aggiudicandosi il ben poco invidiabile titolo di centrale più inquinante d’Italia. Gli ultimi dati di uno studio effettuato a Brindisi sulle malformazioni congenite in età neonatale parlano di un aumento del 18 per cento di malformazioni rispetto al dato del registro europeo e del 67 per cento per le anomalie cardiache. “Abbiamo raccolto 10.220 firme, su una popolazione di quasi 90 abitanti, per chiedere alle principali autorità politiche e sanitarie locali il rapido avvio di un’indagine epidemiologica – afferma Rossi, neo eletto al consiglio comunale del capoluogo brindisino per il movimento “Brindisi Bene Comune” -. Qualcosa si sta muovendo: è stato istituito un tavolo tecnico, ma vogliamo arrivare entro dicembre ad una prima formulazione di dati e avviare, attraverso l’indagine epidemiologica, un vero e proprio registro dei tumori. Se qualcosa verrà fuori, allora non si potrà più perdere tempo e si dovrà agire come a Taranto”.

E mentre a Taranto il magistrato ha preso la sua decisione dopo anni di dibattimento e di tensioni, a Brindisi un primo procedimento contro Enel si aprirà il 12 dicembre prossimo a carico di 15 dirigenti. Sono imputati per aver, in concorso tra loro, dal 2000 sino ad agosto 2011, ognuno per la propria funzione, scaricato, trasportato e stoccato milioni di tonnellate di carbone in un carbonile scoperto di 125 mila metri quadrati, omettendo di adottare o proporre soluzioni per scongiurare la ripetuta diffusione di polveri di carbone oltre il recinto aziendale. Inchiodati anche da un vorticoso carteggio di imbarazzanti email rinvenute in un computer del responsabile della produzione termoelettrica di Enel e ricostruite in un dettagliato articolo su brindisireport.it. “Si tratta di un primo filone di inchiesta a cui abbiamo chiesto a comune e provincia di costituirsi parte civile contro Enel anche perchè stanno emergendo responsabilità dirette molto gravi – conclude Rossi -. Un altro filone riguarda un esposto di alcuni contadini delle zone limitrofe alla centrale su tre morti sospette di neoplasia e questa indagine potrebbe portare a conseguenze simili al caso di Taranto. Se la magistratura brindisina, oltre ai rinvii a giudizio, adotterà prescrizioni vincolanti sugli impianti incriminati, allora anche a Brindisi, come a Taranto, si aprirà una fase nuova”.

Dal comune ancora nessuna risposta, la Provincia di Brindisi fa invece sapere di volersi costituire parte civile nel processo, ma la stessa amministrazione decadrà tra pochi per effetto del decreto Monti sulla revisione della spesa che taglia le province. Brindisi sarà accorpata proprio a Taranto, quindi la palla a chi passerà? L’attuale presidente provinciale, Massimo Ferrarese, rischia di trovarsi tra l’incudine e il martello essendo anche il “patron” della locale squadra di basket, neo promossa in serie A, e sponsorizzata, guarda caso, da Enel. Industria farà rima con ambiente e risanamento? Per ora, il gip di Taranto ha aperto la strada. Brindisi potrebbe essere un’altra faccia della stessa medaglia.