Taranto città dell’Ilva. E dei tumori

L’Istituto superiore della sanità ha coordinato uno studio epidemiologico, denominato “Sentieri”, in cui si registra un eccesso del 15% per gli uomini e 40% per le donne di mortalità per malattie dell’apparato digerente. Oltre ad un 15% in più di mortalità legata a malformazioni congenite. Situazione esplosiva anche a Brindisi con la centrale Enel “Federico II”, tra le più inquinanti d’Europa.

di Marino Petrelli

Taranto è la città dell’Ilva. E dei tumori. Superiori, come tasso di mortalità, alla media nazionale del 15%, addirittura del 30 per cento per il tumore al polmone. È quanto si legge nell’indagine epidemiologica “Sentieri”, coordinata dall’Istituto superiore di sanità mettendo a confronto i dati di 44 siti inquinanti in Italia, che verrà presentata nella sua forma completa il 18 settembre presso il ministero della Salute. Un dato legato, senza alcun dubbio, all’inquinamento prodotto dall’Ilva. “Molteplici studi di monitoraggio ambientale e campagne di misura delle emissioni industriali hanno evidenziato un quadro di inquinamento ambientale diffuso, ma anche il contributo rilevante del polo industriale cittadino, in particolare il complesso dell’acciaieria, ai livelli ambientali di inquinanti di interesse sanitario”, sottolinea il rapporto.

Dallo studio emerge che nei 44 siti c’è un tasso di mortalità per malattie respiratorie del 10 per cento superiore alla media, mentre a Taranto si registra un eccesso del 15% per gli uomini e 40% per le donne di mortalità per malattie dell’apparato digerente. Infine, 15% in più di mortalità legata a malformazioni congenite. Allarme anche per gli animali. Su un totale di 41 aziende localizzate entro 10 chilometri dal polo industriale e analizzate dalla Asl tarantina sono stati raccolti, dal 2008 in poi, 125 campioni di matrici alimentari. In 32 campioni, il 26 per cento del totale, raccolti complessivamente in 8 aziende, la concentrazione di diossine “Pcdd” e “Pcdf” e “PCB-ds” ha superato i limiti in vigore.

“I risultati delle analisi mostrano un quadro della mortalità per la popolazione residente nel sito di Taranto che testimonia la presenza di un ambiente di vita insalubre – sottolinea a Panorama.it Riccardo Rossi, ricercatore dell’Enea e facente parte del gruppo “No al carbone” di Brindisi-. L’indagine è importante per due motivi. Intanto, è stata condotta direttamente dalla magistratura che ha evidenziato una carenza politica davanti a questi temi. Poi le perizie dicono chiaramente che le questioni sollevate non erano campate in  aria, ma i 30 morti all’anno in più a causa dell’Ilva denunciati a più riprese sono concreti e si doveva porre rimedio, come ha fatto il gip Todisco”.

Questo quadro è in linea con quanto emerso nei precedenti studi descrittivi sulla mortalità condotti nell’area e sembra essere avvalorato dalla distribuzione degli eccessi di rischio in entrambi i generi e anche tra i sottogruppi di popolazione in età pre lavorativa, nelle classi inferiori a un anno e a 14 anni. Solo tra le donne, si sono riscontrati aumenti per i tumori del sistema nervoso centrale, per i linfomi non-Hodgkin, per il tumore del pancreas, della mammella, dell’utero, del fegato, delle demenze nel complesso e in particolare del morbo di Parkinson. “E’ proprio per verificare l’entità di tali effetti che è stata disposta da un giudice un’indagine epidemiologica. E’ grazie ai movimenti ambientalisti tarantini, come ad esempio Peacelink, ma anche a medici come i brindisini Maurizio Portaluri e Giuseppe Latini (il primo direttore del reparto di radio terapia a Brindisi, il secondo responsabile del reparto di neo natologia, nda), che oggi questi risultati sono evidenziati e visibili all’opinione pubblica – aggiunge Rossi -. L’Ilva di Taranto ha emesso solo nel 2010 oltre 4 mila tonnellate di polveri. Un’enormità. E’ ora che la politica si svegli: chi inquina deve pagare”.

A BRINDISI IL “MOSTRO” ENEL: I DANNI DEL CARBONE

Taranto come Brindisi, alle prese con un altro “mostro”, la centrale a carbone “Federico II” dell’Enel, che dal 2007 ha emesso 14,2 tonnellate di Co2, almeno 3 volte tanto quello delle altre centrali, aggiudicandosi il ben poco invidiabile titolo di centrale più inquinante d’Italia. Gli ultimi dati di uno studio effettuato a Brindisi sulle malformazioni congenite in età neonatale parlano di un aumento del 18 per cento di malformazioni rispetto al dato del registro europeo e del 67 per cento per le anomalie cardiache. “Abbiamo raccolto 10.220 firme, su una popolazione di quasi 90 abitanti, per chiedere alle principali autorità politiche e sanitarie locali il rapido avvio di un’indagine epidemiologica – afferma Rossi, neo eletto al consiglio comunale del capoluogo brindisino per il movimento “Brindisi Bene Comune” -. Qualcosa si sta muovendo: è stato istituito un tavolo tecnico, ma vogliamo arrivare entro dicembre ad una prima formulazione di dati e avviare, attraverso l’indagine epidemiologica, un vero e proprio registro dei tumori. Se qualcosa verrà fuori, allora non si potrà più perdere tempo e si dovrà agire come a Taranto”.

E mentre a Taranto il magistrato ha preso la sua decisione dopo anni di dibattimento e di tensioni, a Brindisi un primo procedimento contro Enel si aprirà il 12 dicembre prossimo a carico di 15 dirigenti. Sono imputati per aver, in concorso tra loro, dal 2000 sino ad agosto 2011, ognuno per la propria funzione, scaricato, trasportato e stoccato milioni di tonnellate di carbone in un carbonile scoperto di 125 mila metri quadrati, omettendo di adottare o proporre soluzioni per scongiurare la ripetuta diffusione di polveri di carbone oltre il recinto aziendale. Inchiodati anche da un vorticoso carteggio di imbarazzanti email rinvenute in un computer del responsabile della produzione termoelettrica di Enel e ricostruite in un dettagliato articolo su brindisireport.it. “Si tratta di un primo filone di inchiesta a cui abbiamo chiesto a comune e provincia di costituirsi parte civile contro Enel anche perchè stanno emergendo responsabilità dirette molto gravi – conclude Rossi -. Un altro filone riguarda un esposto di alcuni contadini delle zone limitrofe alla centrale su tre morti sospette di neoplasia e questa indagine potrebbe portare a conseguenze simili al caso di Taranto. Se la magistratura brindisina, oltre ai rinvii a giudizio, adotterà prescrizioni vincolanti sugli impianti incriminati, allora anche a Brindisi, come a Taranto, si aprirà una fase nuova”.

Dal comune ancora nessuna risposta, la Provincia di Brindisi fa invece sapere di volersi costituire parte civile nel processo, ma la stessa amministrazione decadrà tra pochi per effetto del decreto Monti sulla revisione della spesa che taglia le province. Brindisi sarà accorpata proprio a Taranto, quindi la palla a chi passerà? L’attuale presidente provinciale, Massimo Ferrarese, rischia di trovarsi tra l’incudine e il martello essendo anche il “patron” della locale squadra di basket, neo promossa in serie A, e sponsorizzata, guarda caso, da Enel. Industria farà rima con ambiente e risanamento? Per ora, il gip di Taranto ha aperto la strada. Brindisi potrebbe essere un’altra faccia della stessa medaglia.


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