Tracciato identikit leucemie pediatriche non curabili

ROMA – Un ricercatore italiano ha scoperto perche’ alcuni casi di leucemia linfoblastica pediatrica non risponde alle terapie. Cio’ potrebbe portare a nuove cure per i bimbi piu’ sfortunati. Il segno distintivo dei casi a prognosi infausta sono cellule tumorali di origine piu’ precoce (cellule simili alle staminali) e quindi piu’ instabili e non suscettibili alle cure, spiega Dario Campana del St Jude Children’s Research Hospitaldi Memphis che ha diretto uno studio su un campione di bambini italiani e Usa, insieme ad Andrea Biondi dell’Universita’ di Milano-Bicocca, Monza, e Giuseppe Basso dell’ateneo di Padova. I suoi risultati sono stati pubblicati sulla rivista The Lancet Oncology.    Oggi l’80% delle leucemie pediatriche guarisce ma purtroppo c’e’ ancora quel rimanente 20% di bimbi che non rispondono alle cure e neppure e’ dato sapere preventivamente chi rispondera’ e e chi no. Gli oncologi hanno studiato 239 bambini con la leucemia linfoblastica T, che rappresenta il 15% di tutte le leucemie pediatriche. Analizzando le cellule tumorali dei piccoli, gli oncologi si sono accorti che certi pazienti avevano un tumore composto da precursori delle cellule T (Early T Precursors – ETP). Scoperte solo di recente, le ETP sono in pratica quelle che si formano a partire dalle staminali del midollo e che a loro volta danno poi origine alle vere cellule T mature. Si tratta cioe’ di cellule a meta’ tra staminali e cellule adulte. E’ emerso che nel campione di bimbi Usa il 72% di quelli col cancro ETP va incontro a recidiva dopo dieci anni, nel campione italiano il 57% dopo soli due anni; gli altri bimbi il cui tumore e’ normale vanno incontro a recidiva solo nel 10 e 14% rispettivamente. Quindi le cellule ETP sono responsabili della prognosi infausta e nuove terapie mirate contro di loro potranno essere risolutive.


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