Tumori cerebrali nel bambino, diagnosi con un test cognitivo

Ricerca italiana svela possibilità di predire la prognosi della malattia

Un team di ricercatori italiani ha individuato un nuovo metodo per la diagnosi dei tumori cerebrali infantili. I neuropsicologi e neurochirurghi infantili del Gemelli di Roma hanno pubblicato su Child’s Nervous System gli esiti di uno studio sull’argomento.

Il team ha rilevato che con una valutazione neurocognitiva in fase pre-operatoria è possibile ipotizzare una prognosi rispetto all’entità istologica di tumori cerebrali in età pediatrica (1 caso di neoplasia su 4, sono i più frequenti nei bambini dopo le leucemie).

Lo studio è il risultato di un lavoro condotto dalla dottoressa Daniela Chieffo, neuropsicologa e psicoterapeuta della UOC di Neuropsichiatria Infantile del Gemelli. La ricerca è stata presentata in occasione dell’annuale Congresso della Società Internazionale di Neurochirurgia Pediatrica (The International Society for Pediatric Neurosurgery – ISPN 2016) che si è svolta a Kobe, in Giappone.

L’esperta ha effettuato una valutazione neurocognitiva prima e dopo l’intervento in un campione di 126 piccoli pazienti affetti da tumori cerebrali, poi operati dagli specialisti dell’UOC di Neurochirurgia Infantile del Policlinico A. Gemelli con istologia di tipo Astrocitoma pilocitico, Medulloblastoma, Ganglioglioma, PNET, Glioblastoma.

Queste neoplasie vengono trattate chirurgicamente e successivamente con protocolli neuro-oncologici specifici rispetto all’istologia di ciascun paziente, rispettando il protocollo mondiale della Sanità secondo la classificazione della WHO (World Health Organization) 2007.

I ricercatori hanno visto che valutando con test cognitivi ad hoc la presenza e l’entità di deficit o disturbi cognitivi alla diagnosi (e comunque in fase preoperatoria) è possibile fornire ai genitori possibili ipotesi sulla prognosi del bambino, ovvero su quale sarà l’andamento della malattia, anche suggerendo le migliori strategie rispetto all’approccio neurochirurgico che si deciderà di adottare.

«In particolare – spiega la dottoressa Chieffo – , dai risultati si evince che alcuni pazienti con diagnosi di tumore cerebrale presentano anche disordini specifici di entità diversa e che disturbi più significativi sono presenti in bambini con istologia di basso grado ovvero di lenta proliferazione, di conseguenza il bambino con istologia e caratterizzazione più aggressiva avrebbe un funzionamento maggiormente preservato e conservato».

«L’ipotesi – conclude Chieffo – è che il tumore a lento accrescimento provocherebbe maggiormente nel tempo una riduzione o un arresto dei circuiti responsabili del funzionamento cognitivo, rispetto a una malattia con proliferazione attiva che essendo recente rispetto alla diagnosi non provocherebbe al contrario un’alterazione dei circuiti responsabili».

italiasalute.it 03/11/2016 Andrea Sperelli


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