TUMORI: CITTADINANZATTIVA, IN ITALIA DIRITTI NON UGUALI PER TUTTI

Se ci ammaliamo di tumore, non siamo tutti uguali nel nostro Paese.
Prevenzione, lotta al dolore, farmaci e tecnologia sono le aree in cui si registrano le maggiori differenze nelle cure oncologiche garantite dalle Regioni secondo l’indagine condotta dall’Osservatorio di Cittadinanzattiva presentata oggi a Roma.
Anche in questo ambito, come in altri del SSN, la situazione si presenta diversa e variegata di Regione in Regione, soprattutto sul fronte della prevenzione e su quello delle cure palliative, con livelli di offerta molto deboli soprattutto in alcune regioni del Sud.
E se ad esempio, Liguria, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna riescono a coinvolgere nei programmi di screening contro il cancro alla cervice uterina, mammella e colon retto una fetta di popolazione residente inferiore rispetto allo standard definito dal Ministero della Salute.
Lombardia, Molise e Basilicata registrano performance in linea con lo standard. Si distinguono invece in positivo, Toscana, Veneto, Emilia Romagna ed Umbria.
Sul fronte delle cure palliative, Lazio, Basilicata, Puglia, Molise, Marche, Emilia Romagna e Sardegna hanno realizzato ed attivato almeno un posto letto per il trattamento palliativo dei malati terminali ogni 56 deceduti a causa di tumore, come previsto dal Decreto ministeriale n.43 del 22 febbraio 2007. Ben al di sotto dello standard invece Sicilia, Calabria, Campania, Abruzzo e Toscana.
Anche dal monitoraggio dei segretari regionali di Cittadinanzattiva su chi registra il dolore in cartella clinica, emerge una realta’ a macchia di leopardo tra le diverse regioni e tra le Asl della stessa regione. Ai due estremi opposti, si distinguono in negativo Lazio e Liguria che non hanno adottato alcuna forma di monitoraggio regionale, e in positivo Trento, Sicilia, Marche, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana. In Abruzzo, Basilicata, Calabria e Sardegna il monitoraggio del dolore in cartella clinica e’ operativo solo in alcune realta’ aziendali o limitatamente all’assistenza domiciliare (e’ il caso dell’Abruzzo).
Nel 2007 sono stati censiti 150 centri di radioterapia, distribuiti prevalentemente al Nord (68), Sud (44) e al Centro (38). Esistono dotazioni diverse di posti letto per la radioterapia tra le Regioni: circa la meta’ (in termini assoluti) dei posti letto e’ presente in Lazio, Lombardia e Toscana. Andando a leggere la proporzione tra offerta e popolazione, emerge che Trento, Toscana, Friuli hanno dotazioni di posti letto al di sopra della media nazionale; Basilicata, Marche,Bolzano, e Valle d’Aosta non hanno dotazioni di posti letto;Liguria, Campania, Puglia sono sotto la quota di due posti letto per 1.000.000 di abitanti.
Differenze notevoli si registrano anche sul possesso delle apparecchiature tradizionalmente utilizzate nella cura del cancro. E’ il caso degli acceleratori lineari (LINAC): solo 6 regioni su 21 rispettano il parametro europeo di 7/8 acceleratori su un milione di abitanti: Valle d’Aosta, Lombardia, Trento, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Umbria.
La Calabria ha una dotazione di poco meno di 3 LINAC per milione di abitanti, seguita da Bolzano, Sicilia, Sardegna, Campania e Puglia, con un rapporto compreso tra 4 e 4,99 acceleratori per milione di abitanti.
Anche l’accesso ai farmaci e’ diversificato di regione in regione: innanzitutto alcune Regioni, prevalentemente Molise, Basilicata e Valle D’Aosta, non includono alcuni farmaci antitumorali nei prontuari regionali, rendendoli di fatto inaccessibili ai cittadini; altre Regioni, in primo luogo Umbria, Veneto, Molise ed Emilia Romagna, pongono delle limitazioni all’uso di alcuni farmaci rispetto a quanto indicato dall’Aifa; in altre realta’, prevalentemente Puglia ed Emilia Romagna, alcuni farmaci sono erogati solo su richiesta motivata personalizzata. Insomma, di fatto, non tutti i cittadini hanno nel nostro Paese eguale accesso ai farmaci per la cura del tumore.

Fonte: (ASCA) – Roma, 29 settembre


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