Tumori fanno paura, ma i giovani sono combattivi

MILANO – Il cancro e’ una malattia che fa ancora molta paura ai giovani.

Ma al di la’ del terrore i ragazzi hanno anche tante curiosita’, vogliono capire come si forma, come ci si ammala, e come si sconfigge. E soprattutto, come si puo’ partecipare alla battaglia.
Sono queste le principali domande che gli studenti di licei e istituti tecnici di Milano hanno rivolto agli esperti nella Giornata per la ricerca sul cancro organizzata dall’Airc a Milano, presso il Campus Ifom-Ieo.
Domande che venivano da giovani non ancora diciottenni, ma che gia’ avevano la profondita’ e la maturita’ degli adulti: qualcuno ha chiesto delle cause della malattia, della sua ereditarieta’, di come si fa a guarire.
Qualcun altro voleva approfondire il lavoro del ricercatore, il come si propongono le idee per le sperimentazioni e il come si ottengono i finanziamenti. Altri ancora, infine, erano gia’ forse proiettati in un futuro da scienziato: hanno chiesto agli esperti se alcune idee erano gia’ state provate, se una certa via di cura era gia’ stata tentata.
Tanta paura dei tumori, insomma, ma anche tanta voglia di capirli e di vederli un giorno sconfitti. Molti hanno chiesto ”quante persone sono realmente guarite da un tumore”, e se la guarigione si puo’ dire davvero definitiva. ”Assolutamente si’ – ha risposto Marco Foiani, ricercatore Ifom – e uno dei traguardi oggi e’ cronicizzare la malattia. Ad esempio nel diabete prima si moriva; oggi grazie all’insulina si controlla la malattia.
Questo obiettivo e’ raggiungibile anche con il tumore: ma l’obiettivo a lungo termine e’ certamente sconfiggere del tutto la malattia”. Qualche studente ha chiesto se esiste un legame tra psiche e tumori (”difficilissimo da dire”, rispondono gli esperti), uno in particolare ha proposto, invece di uccidere le cellule del cancro, di provare a farle tornare normali. E in effetti e’ proprio quello che e’ stato fatto in passato con un certo tipo di leucemia, spiega uno scienziato, anche se oggi l’approccio piu’ promettente e’ quello di colpire tutto l’ambiente che sta intorno al tumore, per tagliargli i ‘viveri’ e farlo morire. Qualche ragazzo, infine, forse immaginando un giorno di lavorare nella scienza, chiede se davvero i cervelli italiani sono in fuga, e come si fa a farli tornare in Italia.
”Con l’eccellenza dei nostri centri – ha risposto sicura Tiziana Bonaldi dell’Istituto europeo di oncologia, tornata lei stessa in Italia dopo diverse esperienze all’estero -. E scopr o l’Italia un posto in cui sia gli italiani all’estero che gli stranieri vogliano venire a fare ricerca. Bisogna imparare a scommettere sui giovani – ha concluso – perche’ e’ una scommessa che poi tante volte paga”.


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