Tumori: i malati non sempre hanno accesso alle cure migliori

ROMA – Ancora molte le diseguaglianze tra paesi nell’accesso a terapie oncologiche innovative, chi resta indietro ci rimette in termini di sopravvivenza dei pazienti e la posizione dell’Italia non e’ tra le ultime.
E’ quanto emerge da un report pubblicato sugli Annals of Oncology da Nils Wilking dell’istituto Karolinska di Stoccolma e Bengt Jonsson della Scuola di Economia della capitale svedese.
Lo studio, che confronta i dati 2006 con quelli del report sul 2005, ha coinvolto 25 paesi nel mondo, inclusi Australia, Canada, Nuova Zelanda, Giappone, Sud Africa, USA, 19 paesi Europei, con una popolazione totale di 984 milioni ed ha esaminato l’accesso a 67 farmaci innovativi anti-cancro.
L’indagine rivela che Austria, Francia, Svizzera e USa sono leader nell’uso delle nuove terapie via via disponibili. A far peggio per lentezza e scarsa capacita’ di acquisizione dei nuovi farmaci piu’ innovativi ed efficaci sono invece Nuova Zelanda, Polonia, Repubblica Ceca, Sud Africa e Gran Bretagna.
Le maggiori criticita’ e differenze tra paesi, rivelano gli autori del report, si registrano proprio per i due big killer tra tutti i tumori, cancro ai polmoni e al colon-retto: i farmaci esaminati sono bevacizumab, cetuximab, erlotinib e pemetrexed. Un esempio? I pazienti Usa hanno una disponibilita’ di accesso al bevacizumab (colonretto) dieci volte superiore alla media europea; in Europa eccellono Austria, Francia, Germania, Spagna Svizzera mentre proprio noi italiani insieme agli inglesi siamo le pecore nere. Purtroppo le ‘classifiche’ non sono molto differenti per gli altri farmaci.
”Grazie ai progressi in campo medico oggi oltre meta’ dei pazienti oncologici puo’ essere ‘curata’ – dichiara Wilking – pero’ questi benefici diventano concreti solo quando i farmaci piu’ innovativi arrivano al paziente. Il nostro report – prosegue – mostra che non in tutti i paesi cio’ avviene, in alcuni i nuovi farmaci non arrivano ai pazienti abbastanza velocemente con un impatto sulla loro sopravvivenza”.
Non a caso in Europa i risultati in termini di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi per tutti i tumori riflettono la posizione del paese nell’accesso ai nuovi farmaci: massima in Francia, 71[%] per le donne, 53[%] per gli uomini, seguono Spagna (64[%] e 50[%]), Germania (63[%] e 53[%]), Italia (63[%] e 48[%]), Gran Bretagna (53[%] e 43[%]).
Oltre a ridurre i tempi per l’autorizzazione all’immissione dei nuovi farmaci, conclude Jonsson, bisogna far meglio in ricerca: gli Usa investono di piu’ e piu’ in studi clinici, mostra il report, mentre l’Europa arranca.


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