Tumori infantili, ricoveri in aumento

ANTONELLA ha 9 anni e ce l’ ha fatta. Ha superato quattro cicli di chemioterapia in tre mesi, dando scacco matto alla fase critica del suo tumore, un “linfoma non Hodgkin”, al momento neutralizzato. Zuhora, 3 anni, è arrivata 10 giorni fa da Kabul con la sua mamma che piange per gli altri due figli lasciati in Afghanistan e teme che possano finire in brutti giri: ha una leucemia acuta, un braccino fratturato e non capisce l’ italiano. Sono due dei 16 ricoverati nel reparto di Oncoematologia pediatrica del Policlinico di Bari, diretto dal dottor Nicola Santoro, due dei 70 nuovi casi diagnosticati ogni anno, tra i 115 e i 130 pugliesi. Dal 2006 ad oggi l’ incidenza dei bimbi curati al centro di Bari, punto di riferimento per Puglia e Basilicata,è cresciuta del 25 per cento: «Abbiamo registrato un aumento negli ultimi anni, senza alcun dubbio», commenta Santoro, al lavoro in reparto con altri quattro colleghi. Lo si deve, probabilmente, anche alla maggiore conoscenza del centro di Bari, uno dei 52 italiani. Al fianco di medici e infermieri, dal 1980, l’ Apleti, associazione di volontari, composta soprattutto da genitori, che fornisce assistenza alle famiglie annichilite dalla diagnosi di tumore infantile. C’ è la presidente Monia Pinzaglia, c’ è la segretaria “councelor professionista” Giovanna, c’ è Chiara la psicologa, e un nugolo di volontari che si alternano con i piccoli degenti. E mentre l’ assistenza domiciliare rischiava di sbriciolarsi per la mancanza di fondi regionali (colmata dall’ intervento di privati), loro inventavano progetti per il bien etre dei bimbi. Hanno portato lo sport in ospedale, giochi sportivi contenuti in un grosso armadio per combattere gli effetti degerativi di malattia e chemioterapia. Hanno tirato fuori dal cilindro il progetto “Il bambino coraggioso”, che premia i piccoli sottoposti a pratiche mediche invasive (come il prelievo di midollo) con un buono per il ritiro di un giocattolo. Hanno pensato alle mamme, pronte ad annullarsi, con il progetto “La mia mamma è la più bella”, portando in corsia una parrucchiera. Organizzano gite e matinée al cinema (grazie ad una convenzione con il Galleria) per quelli che sono usciti dalla fase acuta. Ma i più bravi sono i bambini, come Antonella: «Ha sempre affrontato tutto con filosofia – racconta sua madre Giusi, 33 anni – Quando ha capito che avrebbe perso i capelli, mi ha detto: non fa niente, mamma, basta che guarisco». MARA CHIARELLI


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