Tumori pediatrici in paesi poveri; cure all?anno zero

?ROMA – E’ ancora l”anno zero’ per i tumori dei bambini nei paesi in via di sviluppo; le capacita’ diagnostiche e terapeutiche appaiono ‘congelate’ alla situazione dell’oncologia pediatrica che si vedeva 50 anni fa in Italia, quando i bambini ammalati di tumore non potevano essere curati. In paesi come l’Africa manca del tutto la figura dell’oncologo pediatra, e praticamente la diagnosi precoce di tumore e’ impossibile e il male salta all’occhio solo quando ha gia’ devastato in modo irreversibile il corpo del bambino. E’ la triste realta’ raccontata da Manuel Castello, per anni direttore del reparto di Pediatria del Policlinico Umberto I di Roma e attualmente impegnato in una serie di viaggi in questi paesi per pianificare e sviluppare iniziative di cura e formazione in loco.??? Per esempio, ha raccontato il pediatra, ”al momento abbiamo presentato al Ministero degli Affari Esteri due programmi di assistenza e formazione per Etiopia e Burkina Faso, progettati insieme all’Istituto per le Migrazioni e la Poverta’ dell’Istituto San Gallicano, e siamo in attesa di sapere se saranno concessi i finanziamenti”. La situazione che Castello, appena tornato dall’Etiopia, ha visto e’ davvero drammatica: ci sono bambini in molti paesi africani che sono devastati da tumori giunti in fase avanzata senza che i piccoli abbiano ricevuto alcuna cura. Condizioni del genere non si vedono piu’ nei paesi occidentali da almeno 50 anni. Difficile curare tumori quando i bimbi muoiono ancora per malattie che da noi sono preistoria: infezioni, dissenteria, polmonite. ”L’ideale sarebbe curare i bambini nel loro paese ? ha sottolineato Castello – ma in Africa manca tutto, farmaci, medici, strutture e condizioni igieniche adeguate, quindi l’unica salvezza e’ ospitare i bambini”. Ma anche questa non e’ cosa semplice e spesso sono le associazioni che si adoperano in questo senso,, per esempio l’Associazione per lotta ai Tumori Infantili ‘Io, domani…’ ha fatto molto per alcuni bambini stranieri di vari paesi del mondo e adesso sta lavorando a un nuovo progetto col Togo, ha anticipato Castello, ma serve l’aiuto di tutti, delle istituzioni, della comunita’ internazionale, per far ripartire le lancette del progresso dell’oncologia anche nei paesi poveri, affinche’ le capacita’ diagnostiche e terapeutiche si allineino con quelle dell’Occidente.


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