Tumori: presto i primi test contro staminali del glioblastoma

ROMA – ”Entro un anno potrebbero partire le prime sperimentazioni su alcuni pazienti colpiti da glioblastoma, utilizzando farmaci che bloccano le staminali malate che alimentano questo grave tumore del cervello”.
E’ questo l’obiettivo del progetto di ricerca in corso al Policlinico Gemelli di Roma chiamato ”Cellule staminali neurali e glioblastoma multiforme”, condotto insieme al professor Angelo Vescovi, ha spiegato il neurochirurgo Giulio Maira, direttore dell’Istituto di neurochirurgia dell’ospedale cattolico romano.
L’annuncio arriva durante la conferenza in corso in Campidoglio organizzata dalla associazione Atena, (Associazione terapie neurochirurgiche avanzate), alla presenza tra gli altri di monsignor Giuseppe Betori e monsignor Vincenzo Paglia.
Il glioblastoma, spiega Maira, costituisce circa il 50[%] dei casi di tumore primitivo del cervello, ed e’ tuttora una malattia orfana, nel senso che manca di una terapia efficace. Infatti, aggiunge Maira, la sopravvivenza a questo tumore e’ bassissima e non supera i 12 mesi dalla diagnosi.
Di recente grazie agli studi del professor Angelo Vescovi, direttore dell’Istituto di ricerca sulle cellule staminali dell’ospedale San Raffaele di Milano, sono state isolate cellule staminali cerebrali che probabilmente sono alla base del tumore. Queste cellule, spiega Maira, alimentano il cancro e quindi anche se lo togliamo chirurgicamente il tumore puo’ ricrescere.
”Ora che abbiamo isolato le cellule staminali potenzialmente causa del tumore – dichiara Maira – testeremo una serie di sostanze inibitrici della crescita di queste cellule, e speriamo che alcune di queste sostanze potranno risultare efficaci e quindi diventare la base per lo sviluppo dei nuovi farmaci da testare sui pazienti”.
C’e’ estrema fiducia in questa ricerca, sottolinea Vescovi, si spera di poter dare un grande senso di prospettiva nella ricerca e nella cura di questa e altre malattie oggi incurabili, ”voglio fermare i viaggi della speranza”, aggiunge Vescovi soprattutto verso luoghi come la Cina in cui non si ha la certezza dell’affidabilita’ delle terapie che in questi paesi vengono proposte a pazienti spesso disperati.


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