Tumori: progressi da studio vasi che nutrono neuroblastoma

GENOVA – Identificare l’ origine (normale o geneticamente alterata) dei vasi che alimentano il tumore puo’ avere importanti riflessi terapeutici. Lo hanno scoperto i ricercatori del Laboratorio di Oncologia dell’ Istituto Giannina Gaslini di Genova.
Una equipe, coordinata dalla dottoressa Annalisa Pezzolo sotto la guida del dottor Vito Pistoia, direttore del Laboratorio, ha dimostrato che in alcuni casi di neuroblastoma, un tumore solido pediatrico, i vasi sanguigni che portano nutrimento al tumore possono essere formati direttamente dalle cellule tumorali. La  crescita di qualunque tumore dipende dalla sua rete di vasi. Piu’ ricca e’ tale rete, maggiore e’ l’apporto di sostanze nutrienti che alimentano lo sviluppo tumorale e maggiore e’ la malignita’ della neoplasia.
Il neuroblastoma e’ il terzo tumore pediatrico per frequenza dopo leucemie e tumori cerebrali e colpisce prevalentemente bambini in eta’ pre-scolare. Sfortunatamente circa la meta’ dei pazienti si presenta alla diagnosi con malattia metastatica e soltanto il 25-30 [%] di essi sopravvive a 5 anni.
Uno dei potenziali bersagli per lo sviluppo di nuove modalita’ di trattamento dei tumori e’ costituito dalla loro rete vascolare: infatti, colpendo selettivamente i vasi di nuova formazione all’ interno del tumore, e’ possibile bloccarne o rallentarne la crescita. Tale approccio, che si e’ gia’ dimostrato efficace nella terapia di modelli sperimentali di neuroblastoma, e’ basato sul  presupposto che i vasi tumorali, a differenza delle cellule maligne, siano geneticamente normali.
Lo studio della dottoressa Pezzolo, in corso di pubblicazione nel numero di febbraio sulla rivista Journal of Clinical Oncology, dimostra per la prima volta che, in alcuni pazienti affetti da neuroblastoma, le cellule tumorali generano vasi funzionalmente normali, ma geneticamente alterati come le cellule da cui derivano.
”Questa scoperta – dice il dottor Vito Pistoia – e’ molto importante perche’ vasi tumorali che presentano le stesse anomalie genetiche del tumore di origine possono essere resistenti a molti farmaci utilizzati nella chemioterapia anti-neoplastica e quindi, comprometterne l’efficacia”.


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