Tumori seno: sempre più donne riescono ad avere figli dopo

ROMA – Diventare madre dopo un tumore al seno non e’ piu’ impossibile, anzi. Anche se i dati disponibili attualmente sono pochi, in Italia circa il 5% delle pazienti ha una gravidanza dopo un carcinoma mammario, pari a 500 donne. Ma si tratta di un numero destinato ad aumentare, anche perche’ non sembrano esistere in astratto controindicazioni alla gravidanza dopo il cancro. A rilevarlo e’ Pierfranco Conte, presidente dell’Areo (Associazione ricerca educazione in oncologia) in un seminario sul tumore al seno. L’ipotesi di una futura gravidanza e’ un parametro da valutare nella scelta del trattamento, ”perche’ questo tumore puo’ risentire – spiega – dei livelli di estrogeni e il ricorso a terapie ormonali richiede delle precauzioni. Alcuni farmaci per la chemioterapia possono indurre una menopausa precoce, cosa che accade in poco piu’ di meta’ delle donne. Nelle under35enni e’ un’eventualita’ pero’ molto bassa e in genere dopo un anno si ha una ripresa della funzione ovarica”. Ormai molte donne che si ammalano di cancro quando sono ancora fertili ”pensano ad avere dei figli dopo – aggiunge Alessandra Fabi, oncologa dell’Irccs Regina Elena di Roma – proprio perche’ la mortalita’ di questo tumore continua a calare. Nel 29% dei casi la fertilita’ influenza la decisione della terapia. Alcuni studi mostrano che una gravidanza a due anni dalla fine della terapia puo’ avere addirittura un effetto protettivo, e non sono stati riscontrati effetti avversi e anomalie nei feti. E’ stato riscontrato invece un aumento del 25% degli aborti spontanei”.  E anche nel caso si scopra il tumore al seno quando la gravidanza e’ gia’ iniziata (cosa che accade in 1 caso ogni 3000 gestazioni) le speranze di portarla a termine non mancano. ”Troncare la gravidanza – conclude Fabi – e’ un’opzione terapeutica da non considerare, a meno che il tumore non sia gia’ in fase avanzata. Nel 2-3/o trimestre della gestazione l’intervento chirurgico e’ senz’altro un’alternativa, cosi’ come la chemio, che va invece evitata nei primi tre mesi, insieme a terapie ormonali e radioterapia”.


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