Tumori: tiroide, nuove cure con prodotti anti-epilettici

TORINO – Per i malati di carcinoma della tiroide una nuova prospettiva di cura e’ rappresentata da un acido usato per gli epilettici. Si chiama acido valproico e le nuove prospettive terapeutiche che offre nel tumore tiroideo verranno spiegate domani sera all’Accademia di Medicina di Torino.
Giuseppe Boccuzzi, primario di endocrinologia oncologica dell’ospedale Molinette di Torino, illustrera’ il nuovo ruolo dell’acido valproico (Vpa), normalmente utilizzato come anti-epilettico, nell’inibizione della crescita delle cellule tumorali tiroidee e nella riattivazione della loro capacita’ di captare iodio. In alcuni casi, infatti, il carcinoma della tiroide diventa resistente allo iodio, che invece e’ utile perche’ garantisce sensibilita’ nei confronti del trattamento radio-metabolico. La perdita della capacita’ di concentrare lo iodio riguarda dal 5 al 20[%] dei malati trattati con la terapia tradizionale integrata, che prevede l’intervento chirurgico e l’ablazione radio-metabolica del residuo tiroideo.
Nella stessa seduta dell’Accademia di Medicina Roberto Frairia, primario di medicina generale alle Molinette, raccontera’ delle nuove prospettive terapeutiche in campo oncologico delle onde d’urto ad alta energia, impiegate sin dagli inizi degli anni ’80 nella frantumazione dei calcoli.
L’acquisizione di nuove strumentazioni in grado di modulare in maniera piu’ adeguata l’energia sprigionata da queste onde ha permesso di sfruttare al massimo gli effetti biologici indotti da questa tecnologia. Quelli oggi noti hanno consentito innovative applicazioni terapeutiche in campo ortopedico, hanno offerto nuove possibilita’ nel campo della riparazione tessutale (in particolare, tendinopatie e infarto del miocardio) e, piu’ di recente, si sono dimostrate in grado di aprire interessanti prospettive nella cura dei tumori. Il Dipartimento di fisiopatologia clinica dell’Universita’ di Torino, che afferisce al reparto di Frairia, ha avviato una ricerca con l’obiettivo di verificare sull’animale da laboratorio la possibilita’ di ”puntare” in modo selettivo le onde d’urto ad alta energia sulla lesione tumorale e, in questo modo, incrementare notevolmente la penetrazione del farmaco chemioterapico all’interno delle cellule neoplastiche.


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