Un microchip nel corpo per controllare i tumori

L’impianto intelligente per il monitoraggio del tumore La tecnologia della Technische Universitaet Muenchen (TUM) presto passerà alla sperimentazione
Un microchip da impiantare nel corpo umano in grado di controllare lo sviluppo di tumori che sono difficili da operare o che crescono in modo lento. Lo ha realizzato un team di ricercatori della Technische Universitaet Muenchen (TUM), prestigiosa Università della Germania, guidato dal Prof. Bernhard Lupo.
Il progetto si avvale del sostegno della Fondazione Heinz Nixdorf si chiama IntelliTuM (Impianto intelligente per il monitoraggio del tumore) e ha ricevuto un finanziamento di 500.000 euro dal Ministero dell’Istruzione e della Ricerca tedesco. Il prototipo di sensore elettronico, ridotto in minatura e incapsulato in un contenitore di plastica biocompatibile, ha per ora superato i test di laboratorio su colture tissutali e cellulari e a breve passerà alla fase di sperimentazione sugli animali.
Per funzionare il dispositivo va sistemato in situ, vicino ad una zona tumorale, dove può rilevare i livelli di ossigeno dei fluidi dei tessuti circostanti normalmente osservabili tramite tecnica di risonanza magnetica. Secondo quanto spiega l’ingegnere e project manager Sven Becker, l’impianto comprende un meccanismo di calibrazione automatica per misurarne ad intervalli regolari la concentrazione. Una carenza di ossigeno nell’ambiente intorno al tumore rappresenta l’indizio di una sua veloce espansione e di una sua maggiore aggressività.
I valori, una volta registrati, vengono trasmessi via wireless continuamente ad un ricevitore esterno in mano allo staff medico che senza bisogno di ricorrere a frequenti analisi e visite di ospedale potrà avere a disposizione i dati, elaborabili su computer, per un quadro completo sullo stato e sulla progressione della neoplasia intervenendo con trattamento chirurgico o chemioterapia solo in caso di necessità.
Alcuni tumori sono difficili da rimuovere come quelli nei pressi della colonna vertebrale, altri hanno un progresso lento e sono diffusi soprattutto tra gli anziani come il carcinoma della prostata. Perciò in questi casi la migliore soluzione è controllare la patologia e curare se obbligati a farlo.
Oltre a diminuire ancora di più le dimensioni per rendere l’operazione di impianto meno invasiva i ricercatori contano di aggiungere al chip una piccola pompa capace di rilasciare farmaci chemioterapici in risposta alla crescita tumorale e ulteriori sensori per rilevare temperatura e acidità. La nuova tecnologia, che, quando perfezionata, si spera possa portare la terapia oncologica ad essere più mirata, rapida e con minori effetti collaterali, si prevede pronta per l’uso medico tra dieci anni.

http://www3.lastampa.it/  (carlo lavalle) – 02/09/2011


Articoli Correlati