Verso un boom di tumori nei paesi in via di sviluppo

HONG KONG – Entro il 2020 i paesi in via di sviluppo registreranno il 60% dei casi mondiali di cancro, e il 70% entro il 2030, ma per alcuni oncologi, che oggi hanno diffuso un rapporto sul tema, non sono pronti ad affrontare la crisi incombente. Si tratta di paesi che non dispongono di un’infrastruttura per prevenire i tumori, diagnosticarli in tempi brevi e fornire cure a lungo termine, secondo CanTreat International, un gruppo composto da esperti di organizzazioni internazionali di oncologia. "I paesi sviluppati elaborano costantemente piani e sistemi per affrontare il cancro, ma i paesi in via di sviluppo non sono pronti… la cura, le diagnosi sono effettuate molto tardi o per nulla, dunque il bilancio (dei decessi) è molto, molto più alto", ha detto in un’intervista Joseph Saba, medico e membro del gruppo. CanTreat partecipa al Gruppo di lavoro informale sulla Cura del Cancro nei Paesi in via di Sviluppo. Il suo rapporto è stato presentato durante il congresso mondiale sui tumori nella città cinese di Shenzhen. Nel 2008 ci sono stati in tutto il mondo 7,6 milioni di decessi per cancro, che è una delle prime cause di morte. I paesi in via di sviluppo hanno registrato il 70% dei decessi, pari a 5,3 milioni di casi. Entro il 2050, i paesi a basso reddito registreranno da soli tre quarti dei decessi. L’impatto economico della morte prematura e della disabilità provocata dal cancro è stato livello globale nel 2008 di 985 miliardi di dollari, senza tener conto dei costi per le cure, secondo la American Cancer Society. Con i cambiamenti di regime alimentare, l’aumento dell’inquinamento, l’invecchiamento della popolazione, i tassi crescenti di obesità, l’uso del tabacco e dell’alcol, i paesi in via di sviluppo ora sono gravati da malattie non trasmissibili tra cui problemi cardiaci, ictus, diabete e tumori, oltre alle malattie contagiose. Nel 2008 a livello mondiale si registravano 12,67 milioni di nuovi casi di cancro, e i paesi in via di sviluppo rappresentavano il 56% del totale. Entro il 2020, con 15,5 milioni di nuovi casi stimati, il 60% saranno nel mondo in via di sviluppo. Secondo il rapporto di CanTreat, mentre una paziente col cancro al seno ha l’84% di possibilità di sopravvivere almeno cinque anni negli Usa, in Gambia le sue chance scendono al 12%. I tassi di remissione per i cancri infantili sono del 75% nei paesi ad alto reddito, ma del 10-15% nei paesi più poveri. "Necessitiamo di centri per la diagnosi precoce, di medici e infermieri addestrati, di meccanismi di follow-up", ha detto Saba. L’esperto ha fatto appello agli esperti sanitari ad apprendere dall’esperienza della gestione dell’Hiv/Aids negli ultimi 30 anni: le persone si sottoporranno a controlli se si dispone di cure adeguate. "Se non si hanno cure adeguate, perché volere la diagnosi precoce se poi non ci si può fare nulla? Le cure sono il motore del controllo anti-cancro". di Tan Ee Lyn

FONTE: ilmanifesto.it (Reuters)

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