Vive di più chi partecipa alle sperimentazioni

Essere arruolati in uno studio clinico offre grandi vantaggi, perché si è seguiti in centri che hanno esperienza

MILANO – Poter partecipare a una sperimentazione per i giovani pazienti a cui viene diagnosticato un tumore è un’importante opportunità perché offre spesso maggiori probabilità di guarire. In questo modo, infatti, si ottengono le cure migliori a disposizione e si viene seguiti da équipe specializzate in malattie spesso molto rare, com’è il caso di molte forme di cancro che si sviluppano in bambini e adolescenti. Gli oncologi ne erano già convinti, ma uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Annals of Oncologyfornisce i numeri che documentano quanto sia fondamentale, nell’ottica della guarigione e della sopravvivenza dei malati, l’avere accesso a un protocollo clinico.

LO STUDIO – Secondo i dati raccolti dai ricercatori britannici del Children’s Cancer Study Group (una rete di centri specialistici nata nel 1977) fra il 1978 e il 2005 la sopravvivenza dei piccoli affetti da tumore in età pediatrica in Inghilterra risulta essere aumentata grazie crescente numero di casi arruolati in protocolli. Secondo quanto riportato da Charles Stiller, autore dell’analisi e direttore del Childhood Cancer Research Group dell’Università di Oxford, oggi sono attivi protocolli di studio per circa i due terzi delle patologie neoplastiche pediatriche e circa il 90 per cento dei casi eleggibili entrano attualmente in questi protocolli. Questo sistema, spiegano gli studiosi inglesi, ha portato ad un miglioramento della prognosi e ha agevolato la nascita di unità ospedaliere specializzate in oncologia pediatrica. A tal proposito i ricercatori citano ad esempio il caso dell’epatoblastoma, un tumore raro con appena 20 casi all’anno attesi in Inghilterra, 13 in Italia, dove solo grazie ad uno studio clinico internazionale è stato possibile assicurare una buona prognosi in oltre tre quarti dei giovani malati in tutta Europa.

GRANDI MIGLIORAMENTI – «Una cosa simile si è registrata anche in Italia – commenta Andrea Pession, professore ordinario e direttore della Pediatria al Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna – , dove circa il 70 per cento dei bambini con tumore viene attualmente trattato in protocolli ufficiali o comunque riconosciuti dall’Aieop (l’Associazione italiana di Ematologia Oncologia Pediatrica e questo garantisce oggi la guarigione di oltre il 75 per cento dei casi arruolati». I maggiori progressi nella cura delle neoplasie pediatriche nel nostro Paese sono stati ottenuti soprattutto nel trattamento di leucemie, linfomi e nei tumori a cellule germinali. L’esempio più evidente riportato dallo studio inglese è quello della leucemia linfoblastica acuta, il tumore più frequente in età pediatrica, che in Inghilterra (come in altri Paesi europei e in Italia) ha fatto registrare un notevole miglioramento della sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi nel corso degli anni, passando dal 49 per cento degli anni Settanta a oltre il 90 per cento attuale. «Come sottolineano i colleghi britannici – conclude l’esperto – è fondamentale raccogliere informazioni dettagliate su tutti i casi affetti di patologie neoplastiche, non solo su chi entra in trial clinici, per studiare l’impatto dei protocolli sulla sopravvivenza. E’ quello che fa Aieop da oltre 20 anni, utilizzando strumenti metodologici e informatici che consentono di ottenere in qualsiasi momento, tra l’altro, informazioni relative al numero dei casi arruolati, per patologia e protocollo e la loro sopravvivenza».

Vera Martinella (Fondazione Veronesi)

22 ottobre 2012 | 11:19


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