X Giornata Mondiale contro il cancro infantile a Modena

16 marzo in un convegno i progetti del Policlinico di Modena per la ricerca su queste patologie, svolte presso il laboratorio di ricerca materno infantile, grazie al sostegno di Aseop, Admo e Ferrari spa  Il Policlinico di Modena si conferma sempre più come uno dei più importanti poli per lo studio di terapie avanzate nel campo dell’oncologia pediatrica. Grazie all’azione di validi professionisti che si raccolgono attorno al Laboratorio di Ricerca Materno-Infantile, diretto dal prof. Paolo Paolucci, ed al Laboratorio di Biologia Cellulare e Terapie Oncologiche Avanzate, diretto dal dottor Massimo Dominici, ma anche grazie al fondamentale sostegno offerto da associazioni del volontariato come ASEOP e ADMO e da privati come Ferrari SpA, la ricerca modenese in ambito oncoematologico pediatrico ha consentito di mettere assieme una vera propria task force in grado di imprimere una accelerazione ed una svolta nella ricerca clinica di terapie appropriate per alcune delle più gravi patologie che riguardano l’infanzia e i bambini. La Decima giornata mondiale contro il cancro infantile è diventata, pertanto, occasione per ASEOP e ADMO di fare il punto in un convegno, tenutosi al Ristorante Vinicio di Modena venerdì 16 marzo, su quanto è stato fatto negli ultimi anni tanto in termini di investimenti in attrezzature e macchinari quanto in progressi scientifici.   Questa unità di intenti tra ricercatori e privati ha permesso di attivare diversi filoni di ricerca finalizzati alla messa a punto di trattamenti di tumori pediatrici ed delle loro complicanze. “Fare ricerca in ambito oncologico pediatrico resta un degli aspetti più appassionanti per la professione di pediatra e di ricercatore e, nonostante i risultati positivi conseguiti in campo oncologico pediatrico, le sofferenze dei bambini meno fortunati e delle loro famiglie continuano ad alimentare la determinazione nell’impegnarsi sempre più e meglio per identificare nuove e più efficaci cure anche per loro” rileva il prof. Paolo Paolucci. “Ci riteniamo quindi molto fortunati nell’avere avuto la possibilità di creare insieme a Modena, con il contributo e il supporto continuo di molti, un gruppo di giovani e motivati ricercatori che con noi hanno prodotto una serie di straordinari risultati che potrebbero portare a breve alla cura di patologie infantili ancora gravissime e letali” ha poi proseguito il Direttore del Dipartimento Materno Infantile e della Struttura Complessa di Pediatria ad indirizzo oncoematologico dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena. Negli ultimi 3 anni il suo laboratorio ha ospitato una squadra di undici giovani ricercatori provenienti dall’Italia, dall’India, dalla Danimarca e dall’Albania  che, coordinati da Dominici e Paolucci, hanno attivato progetti volti alla cura del cancro del bambino. Tra loro la dr.ssa Sara Caldrer e dr.ssa Giulia Grisendi che si sono occupate rispettivamente di linfociti per la cura del neuroblastoma e di staminali per la cura dei sarcomi. “I nostri obiettivi sono quelli di curare con le cellule – dice il dott. Massimo Dominici – la chemioterapia ed i nuovi farmaci a bersaglio molecolare, cioè in grado di selezionare le cellule tumorali da colpire, hanno consentito di ridurre la mortalità in oncologia ed ematologia, soprattutto pediatrica. Tuttavia, molti sono ancora i tumori ai quali i nostri più piccoli non sopravvivono. Spesso sono tumori rari per i quali non vi sono consistenti investimenti nel settore privato. Noi vogliamo proprio occuparci di questi, non è solo un dovere morale, ma spesso i tumori poco frequenti sono stati la piattaforma di sviluppo di farmaci che poi sono risultati utili anche per la cura di neoplasie molto più frequenti, anche nell’adulto”. Insomma, curare i più piccoli per poi guarire anche i più grandi: un doppio vantaggio. In questo contesto si sono definiti due possibili approcci. Il primo si basa sull’utilizzo di cellule staminali isolate dal grasso come veicolo per trasportare delle sostanze ad elevata attività antitumorale nell’ambito del progetto “Terapia Genica con Cellule Staminali Mesenchimali Veicolanti Tumor Necrosis Factor-Related Apoptosis-Inducing Ligand (TRAIL) come Innovativa Piattaforma per la Cura delle Neoplasie dell’Adulto e del Bambino”. Il progetto, sviluppato anche grazie alla collaborazione con il gruppo della Chirurgia Plastica diretto dal prof. Giorgio De Santis e della Clinica Ortopedica diretta dal prof. Fabio Catani, consente di trasformare le cellule staminali presenti nel grasso in potenti “proiettili” anti-tumorali in grado di liberare le molecole contro il tumore in maniera specifica, risparmiando i tessuti sani. “Il nostro primo bersaglio di questi “proiettili” derivati dal grasso è rappresentato dai sarcomi”, sottolinea Dominici, “questi rappresentano il 5% dei casi di tumore in età pediatrica. Sebbene la chemioterapia si confermi attiva, la sopravvivenza ha mostrato solo modeste variazioni, in particolare per le forme con metastasi la cui la sopravvivenza a 5 anni è solo di un caso su cinque”. Insomma, c’è molto da fare per progredire, ma le strutture ospedaliere e di ricerca applicata modenesi appaiono in grado di sostenere questa visione. Il progetto, finanziato dal 2006 dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dal 2010 dal Ministero della Salute e dalla Regione Emilia Romagna, ha sino ad oggi valutato in laboratorio la potenzialità di questi proiettili per tumori dell’adulto: pancreas, tumore dell’utero ed, ultimamente, il mieloma. Tali risultati sono stati oggetto di pubblicazioni su importanti riviste internazionali, ora si vuole trasferire questi risultati per la cura delle neoplasie dei più giovani con l’implementazione di studi clinici controllati. Diciotto mesi sono da mettere in conto prima di trattare i primi pazienti, pare molto ma i tempi di terapie complesse come queste gestite in ambito non industriale-farmaceutico sono purtroppo questi. Il secondo approccio – racchiuso nel progetto “Un approccio di immunoterapia cellulare adottiva nel  trattamento del neuroblastoma” prevede l’utilizzo di linfociti, le cellule del nostro sistema immunitario, geneticamente modificati per consentire uno specifico riconoscimento delle cellule tumorali, potenziandone la capacità tumoricida, ovvero di ucciderle (killing tumorale), come definito nel progetto. “Il neuroblastoma è più frequente dei sarcomi ed è il terzo tra i tumori pediatrici, dopo leucemie e tumori cerebrali”, precisa il Prof. Paolucci, “il fatto è che la prognosi è ancora infausta in particolare nella fase metastatica con una sopravvivenza a 5 anni inferiore al 20%. Questo tumore è caratterizzato da una grande variabilità clinica: può infatti andare incontro a regressione spontanea o trasformarsi in una forma benigna, tuttavia quando si presenta con metastasi al momento della diagnosi resta estremamente aggressivo e a prognosi infausta”. Nonostante l’intensificazione dei trattamenti attuati negli ultimi anni (chemioterapia ad alte dosi associata a trapianto di cellule staminali ematopoietiche) abbia migliorato i livelli di risposta iniziale, questo effetto non si è tradotto in una remissione duratura nei pazienti con malattia diffusa. Di conseguenza, anche in questo caso restano aperti grandi spazi per sviluppare terapie innovative. Il programma sviluppato nel corso di questa ricerca prevede di prelevare i linfociti dal sangue del bambino ammalato, portarli in laboratorio e transformarli con veri e propri interventi di “ingegneria” molecolare” in modo tale da consentire loro di riconoscere in maniera molto precisa, mirata e efficace il tumore e distruggerlo. Con una battuta Dominici precisa ”Modena è nota per l’ingegneria meccanica, di cui la Ferrari S.p.A. è un vessillo globale, noi vorremmo far si che Modena diventi nota anche per l’ingegneria genica e molecolare per la cura dei tumori” Questi studi sono al momento eseguiti in laboratorio e potranno essere trasferiti al paziente seguendo un iter definito dalla legge e dalle norme della buona pratica clinica e di laboratorio per garantire la sicurezza delle procedure. “Oltre alle risorse umane, fonte delle idee e delle capacità di operare secondo il rigore della scienza, base fondamentale delle nostre ricerche è rappresentata dalla disponibilità di laboratori di ricerca all’avanguardia: alla loro costruzione hanno dato un fondamentale contributo la Ferrari S.p.A. e ASEOP, che ha anche contribuito in maniera rilevante allo sviluppo dei nostri progetti a partire dalla pubblicazione di alcuni dei risultati su riviste internazionali di primissimo piano. Non ci sono parole per ringraziarli della fiducia accordata, che cercheremo di dimostrare di meritare con i fatti, che per ogni ricercatore sono rappresentati dai dati, presentati durante la giornata, e, soprattutto, dalle prospettive di applicazione di nuove acquisizioni scientifiche per la cura di alcuni tumori infantili e dell’adulto” conclude Paolucci. Sede di questi studi è stato il Laboratorio di Ricerca Materno Infantile, al 7° piano dell’Azienda Ospedialiero – Universitaria Policlinico di Modena, realizzato grazie agli importanti contributi elargiti da parte della Ferrari S.p.A.(€ 350.000,00 finalizzati alle borse di studio dei ricercatori) di ASEOP onlus-Associazione Sostegno Ematologia Oncologia Pediatrica (€ 80.000,00 per l’adeguamento strutturale e la messa in sicurezza degli ambienti e € 275.863.89 per l’acquisto della strumentazione). ADMO Emilia Romagna ha contribuito nella campagna divulgativa del progetto. La giornata si è conclusa con una cena di autofinanziamento a favore di ASEOP e ADMO.


Articoli Correlati